La Formazione che verrà tra un anno passerà ...

La Formazione che verrà (tra un anno passerà …)

di Antonio Miele

A inizio anno solare molto spesso ci si pone la domanda (in contesti mediamente strutturati) di quale sia la programmazione/progettazione formativa da effettuare, verso quale direzione andare, quali destinatari coinvolgere.

Tutto giusto in linea di massima, anche se forse l’eccesso di programmazione rappresenta nello scenario attuale una minaccia più che un’opportunità, un limite piuttosto che un merito.

L’abitudine a programmare in maniera spasmodica, cercando di identificare destinatari, obiettivi, contenuti, metodologie da qui ai prossimi 12 mesi rischia di essere paradossalmente deleterio per una serie di motivazioni.

1) Giocar sull’effetto sorpresa. Spesso i processi formativi che coinvolgono dal punto di vista emotivo sono tanto più efficaci quanto più sono dovuti a intuizioni, emozioni, anche estemporanee. In questo modo si Può giocare meglio su quegli aspetti emotivi che spesso sono frutto di situazioni congiunturali anche temporanee in un’ organizzazione, ma che è opportuno cavalcare nel momento giusto, “giocando” sul fatto che i potenziali partecipanti non abbiano tempo per prepararsi all’evento formativo, immaginarselo, arrivando troppo” consapevoli” al momento della formazione stessa.

2) I cambiamenti organizzativi in termini di obiettivi, strategie, attori ed interpreti sono sempre più rapidi e mutevoli. Pianificare a gennaio un o più interventi formativi da erogare a ottobre/novembre significa correre il rischio di prevedere in maniera errata lo scenario di riferimento, con la necessità di dover poi freneticamente cambiare le carte in tavola all’ultimo momento; o mettere in scena qualcosa del tutto decontestualizzato allo scenario di riferimento (o con le persone “sbagliate”).

3) La formazione, soprattutto se comportamentale, deve avere l’obiettivo di incidere e mutare in maniera repentina i comportamenti organizzativi; e sarà tanto più efficace quando è in grado di identificare uno o più macro fabbisogni di riferimento ma nello stesso tempo si adatta in corso d’opera con i primi feedback ottenuti una volta che è stata messa in campo. L’eccessiva volontà di prevedere e pianificare tutto rischia di vanificare la capacità di un processo formativo di essere realmente efficace, determinando un dilazionamento inutile delle attività che non giova a nessuno e che non potrà mai garantire una riuscita perfetta dell’iter pianificato.
Tutto ciò non determina ovviamente la “distruzione” di qualsiasi attività di corretta analisi e pianificazione; ma induce una o più riflessioni su quanto sia opportuno a volte iniziare a “sperimentare” piuttosto che rallentare con la speranza di poter “ossessivamente” pianificare.

Anche perchè, molto spesso, il fabbisogno formativo che stiamo analizzando… dopo poco passerà!

Bibliografia consigliata

Antonio Miele
Dal 1999 nel settore della formazione, selezione e sviluppo, esperienze di 5 anni in multinazionali e aziende italiane e come consulente in ambito di orientamento al lavoro e analisi fabbisogni formativi, docente presso Master per neolaureati. Ideatore di Trainingaming®, modalità formativa basata sulla metafora del gioco di società per i comportamenti organizzativi.
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