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Quando il corpo rallenta: l’impatto nascosto dei disturbi muscolo-scheletrici

Un dolore fisico può evolvere in un’assenza, ma il danno principale avviene prima: rallentamenti nei processi produttivi, frizioni operative e costi invisibili che l’azienda scoprirà solo quando la situazione è ormai compromessa.


a cura di Adriano Caramanica

Quando in azienda si parla di benessere, il pensiero corre subito ai temi classici: clima interno, leadership ed engagement. La salute fisica – quella vera, quella che permette alle persone di sostenere le richieste del proprio ruolo – rimane spesso in un’area grigia. Eppure, è proprio lei a far funzionare – o bloccare – la continuità operativa.

La direzione lo sa bene: quando viene a mancare una pedina fondamentale dello scacchiere qualcuno deve coprirla, altrimenti la produttività e l’organizzazione aziendale entrano in difficoltà. Questo comporta un aumento dei costi senza causa apparente e solo in poche realtà il collegamento tra questi effetti e i disturbi muscolo-scheletrici viene fatto.

I disturbi muscolo-scheletrici sono spesso considerati un inconveniente personale

Nella narrativa comune, un problema fisico è visto come un evento individuale, quasi sempre trattato come una questione privata. Nella realtà aziendale, invece, un disturbo muscolo-scheletrico produce tre effetti immediati:

  • modifica il modo in cui la persona lavora;
  • Altera la capacità di sostenere il ruolo in modo fluido;
  • Introduce nel team micro-interruzioni che si accumulano nel tempo.

Questo è ovviamente un rischio che non possiamo permetterci di correre.

Il certificato è l’ultimo capitolo di un libro

Molti lavoratori si assentano dal lavoro solo quando il dolore è ormai insopportabile.
Prima di quel momento, però, convivono con il dolore da settimane o mesi, con piccole alterazioni che portano poi all’infortunio:

  • adattamenti posturali;
  • maggior sforzo nelle attività che richiedono mobilità;
  • evitano alcune mansioni;
  • maggiore difficoltà nella gestione delle riunioni;
  • tempi di risposta inevitabilmente più lenti;
  • necessità di delegare compiti che prima si svolgevano senza problemi;
  • aumento del carico sui colleghi.

Questo è purtroppo un punto cieco: si vede l’assenza ma non il percorso che l’ha prodotta.
Cosa significa questo? L’evento clinico non è l’inizio del problema: è la fine del processo.

Il costo invisibile delle interruzioni fisiche

Quando un dipendente che ricopre una posizione centrale nel flusso operative viene fermato da un disturbo muscolo-scheletrico, l’azienda subisce quattro conseguenze:

  1.  le decisioni rallentano, perché mancano informazioni o approvazioni;
  2.  i colleghi aumentano il carico, generando tensioni nei team;
  3.  la qualità oscilla, perché si lavora in modalità compensativa;
  4.  la motivazione si reduce, perché I colleghi percepiscono uno squilibrio.

Questi effetti difficilmente compaiono in un report, motive per cui tendono a essere sottovalutati.

Perché non intercettiamo prima questi segnali?

Non è un problema di competenze: è il contesto che ci circonda.
In Italia troppo spesso la salute fisica viene trattata come un problema della singola persona e non come parte integrante della sua performance per la società e per l’ambiente lavorativo.

Tre meccanismi ricorrenti spiegano perché questi segnali sfuggono alla nostra attenzione:

  • il dolore viene normalizzato: le persone tendono a considerarlo “una cosa che succede”, continuando a lavorare finché possono.;
  • i team compensano l’assenza: colleghi e responsabili coprono attività e rallentamenti dei colleghi senza formalizzarli per non creare difficoltà; quindi, molte volte la direzione non ne viene a conoscenza;
  • I modelli HR classici non prevedono direttamente indicatori fisici: Dashboard, survey e KPI si concentrano su engagement, clima e performance, ma non considerano l’impatto su questi dell’energia o capacità fisica.

Eppure, è proprio l’HR, fra tutte le funzioni, ad avere la possibilità di vedere ciò che gli altri non vedono: i cambi di ritmo, i cambi di presenza, le trasformazioni nel modo di lavorare.

Cosa possiamo fare per evitarlo?

Non servono competenze cliniche; servono strumenti HR già noti, ma applicati con uno sguardo diverso:

  1. Integrare poche domande “fisiche” nelle survey interne: non parliamo di fare una diagnosi medica, quanto di avere traccia dell’andamento della performance lavorativa.
  2. osservare i pattern nelle micro-assenze e nei cambi di comportamento: molti dipendenti non si fermano del tutto ma rallentano, chiedono più pause, evitano turni lunghi, fanno sempre maggiore fatica nella seconda parte della giornata.
  3. coinvolgere HSE e figure sanitarie non solo sull’ergonomia delle postazioni, ma sui carichi che si stanno accumulando sul corpo giorno dopo giorno.
  4. inserire la salute fisica nel concetto di continuità operativa: nulla di invasivo, ma un piccolo passo con risultati grandiosi.

Riportare la salute fisica dove meriterebbe di essere

In tante conversazioni su people strategy, engagement e performance, il corpo è spesso l’ospite dimenticato.
Il tema non deve diventare “fare medicina in azienda”; il tema è riconoscere che continuità operativa e benessere fisico non sono due mondi separati, ma due facce della stessa medaglia.

Per le organizzazioni che vogliono essere resilienti non si tratta di una scelta valoriale, ma di una necessità pratica.
E il momento migliore per intervenire non è quando arriva il certificato.
È quando il corpo inizia, silenziosamente, a chiedere aiuto.

***

Articolo di Adriano Caramanica – Guest Blogger di RisorseUmane-HR.it

 

Adriano Caramanica

Sono un medico con esperienza clinica e interesse per l’impatto che la salute fisica ha sul lavoro quotidiano. Mi occupo di disturbi muscolo-scheletrici, continuità operativa, carichi fisici e segnali corporei che influenzano ruoli e processi. Credo nel dialogo tra competenze sanitarie e funzioni HR per comprendere meglio il lavoro reale.

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Risorse aggiuntive

Per chi desidera approfondire il tema dei disturbi muscolo-scheletrici lavoro-correlati e il loro impatto su continuità operativa e benessere, ecco una selezione di risorse istituzionali, testi di riferimento e contenuti collegati.

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Glossario

Per facilitare la lettura da parte di HR, HSE e management, di seguito alcuni termini chiave richiamati nell’articolo.

  • Disturbi muscolo-scheletrici (DMS): insieme di patologie che colpiscono muscoli, tendini, articolazioni e ossa, spesso legate a movimenti ripetitivi, posture scorrette o carichi fisici prolungati.
  • Ergonomia: disciplina che studia come organizzare ambienti, strumenti e compiti di lavoro affinché siano adatti alle caratteristiche fisiche e cognitive delle persone, riducendo il rischio di infortuni e DMS.
  • Continuità operativa: capacità dell’azienda di mantenere stabile il proprio livello di servizio e produttività anche in presenza di imprevisti, assenze o rallentamenti legati alla forza lavoro.
  • HSE: acronimo di Health, Safety & Environment. Indica le funzioni e le politiche aziendali dedicate a salute, sicurezza sul lavoro e impatto ambientale.
  • Salute organizzativa: condizione in cui l’ambiente di lavoro sostiene il benessere psicologico e fisico delle persone, favorendo al tempo stesso prestazioni sostenibili nel tempo.

 

FAQ

Cosa si intende per disturbi muscolo-scheletrici lavoro-correlati (DMS)?
Con disturbi muscolo-scheletrici lavoro-correlati (DMS) si indica un insieme di patologie che colpiscono muscoli, tendini, articolazioni e ossa, spesso legate a posture scorrette, movimenti ripetitivi, sollevamento di carichi o mansioni che impegnano a lungo le stesse aree del corpo. Non sono solo un tema clinico, ma incidono direttamente sulla capacità di sostenere il ruolo lavorativo nel tempo.
Perché i disturbi muscolo-scheletrici rappresentano un costo “nascosto” per l’azienda?
Il costo principale non si manifesta solo quando arriva il certificato medico, ma nei periodi precedenti: rallentamenti nelle decisioni, micro-interruzioni nei processi, carico che aumenta sui colleghi, qualità che oscilla perché si lavora in modalità compensazione. Tutti elementi che raramente compaiono in un report, ma che pesano su continuità operativa, clima e produttività.
Quali segnali operativi possono indicare un problema fisico non ancora emerso come assenza?
Alcuni segnali ricorrenti sono: tempi di risposta più lenti, maggiori difficoltà negli spostamenti e nelle riunioni, evitamento di certe mansioni, richiesta di pause più frequenti, calo evidente di energia nella seconda parte della giornata, aumento di piccole deleghe a colleghi per compiti che prima venivano svolti in autonomia. Sono “cambi di ritmo” che meritano un ascolto attento.
Che ruolo può avere l’HR nella prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici?
L’HR può integrare poche domande mirate sul benessere fisico nelle survey interne, osservare i pattern di micro-assenze e di cambiamento nello stile di lavoro, facilitare il dialogo tra manager, HSE e medico competente e includere la salute fisica nei ragionamenti su continuità operativa, pianificazione dei turni e ridistribuzione sostenibile dei carichi di lavoro.
Come possono collaborare HR, HSE e medico competente su questo tema?
HR, HSE e medico competente possono lavorare insieme partendo dai dati (segnalazioni, near miss, assenze, turnazioni) e dalle evidenze qualitative raccolte dai manager, per progettare interventi di ergonomia, formazione mirata, revisione di mansioni critiche e forme di monitoraggio precoce. L’obiettivo non è “fare medicina in azienda”, ma ridurre il rischio che un problema fisico diventi un blocco per persone, team e continuità operativa.

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