Intelligenza Artificiale e Consapevolezza Umana

 

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Intelligenza Artificiale e Consapevolezza Umana

In che modo l’intelligenza artificiale sta influenzando la nostra capacità di pensare e agire in modo consapevole? In questo contributo, Matteo Bonistalli riflette sul rapporto tra tecnologia, etica e umanità, mostrando come la conoscenza — anziché liberarci — possa ridurre autonomia e creatività. La tesi si chiude con un invito: riscoprire l’errore e il dubbio come elementi essenziali per un progresso davvero consapevole.

a cura di Matteo Pfeiffer Bonistalli

L’uomo e gli artefatti: chi crea chi?

Negli Stati Uniti d’America i sostenitori delle armi hanno un modo di dire per giustificare questa loro passione e minimizzare la pericolosità percepita da chi non le apprezza: “non è l’arma a uccidere le persone, ma sono le persone stesse a farlo”.
In questa frase viene sottintesa la prospettiva da cui ogni aspetto della vita umana dovrebbe essere analizzato, e cioè che è l’agire dell’uomo a creare la realtà e gli artefatti a sua disposizione e non viceversa.
Un punto di vista che vale in ogni campo, sia sociale che lavorativo, sia umanistico che tecnologico.

Il dualismo della conoscenza e la consapevolezza

Purtroppo, da una prospettiva prettamente filosofica, occorre mettere in acconto che viviamo all’interno di un mondo che tende a seguire regole duali, dove è difficile ottenere comportamenti o risposte inequivocabili ma, proprio come per una medaglia, sempre soggetto al suo rovescio come lo intendeva Firenzuola.

All’interno di questo dualismo, l’azione dell’uomo si sposta da un opposto a un altro guidata dalla consapevolezza acquisita sia su sé stesso che sulla realtà in cui agisce.

Dalla conoscenza alla delega del pensiero

Questo aspetto è soggetto a essere influenzato da un paradosso dei nostri tempi: la conoscenza che, come recita anche un detto comune, dovrebbe renderci liberi e capaci di pensare, di agire, di inferire, di obiettare, etc., ostacola in quella sua espressione tecnologica tutti quei processi di tipo cognitivo legati alla creatività, al problem solving, al pensiero critico, che dovrebbero servirci a comprendere ciò che accade intorno a noi e regolare di conseguenza i nostri comportamenti.

Invece che supportare uno sviluppo verso l’alto delle caratteristiche innate delle persone, lo sta rallentando anche in quelle più dotate fin dalla nascita.

Infatti, in questo momento storico esiste una sostanziale differenza tra chi detiene il sapere e l’intelligenza per gestirlo e chi, invece, lo subisce semplicemente in modo passivo.

Specialmente negli ultimi anni, è possibile osservare che molte delle scoperte in campo scientifico e tecnologico hanno preso il sopravvento sulle nostre vite, arrivando a influenzare le nostre esistenze, alimentare le nostre paure, decidere per noi quale comportamento assumere in determinate circostanze.

La tendenza delle persone, quindi, è diventata quella di delegare le proprie opinioni, decisioni, preferenze, interazioni, a una terza parte, che essa rappresenti un social network, un giornalismo sensazionalista, una politica demagoga o, appunto, l’ultimo ritrovato tecnologico: un aspetto riscontrabile osservando, tra le altre cose, come viene usato un cellulare, il world wide web, ma anche i droni, la moneta elettronica, l’energia atomica, etc.

Non siamo riusciti a fermarci davanti allo scopo primario per cui erano state concepite, e cioè migliorare, proteggere, semplificare la vita delle persone, proprio per quella mancanza di consapevolezza sull’uso di queste innovazioni: al contrario, siamo andati oltre, per esempio, riuscendo ad alienarsi con un congegno concepito, invece, per comunicare e avvicinare gli individui, oppure usando una fonte di energia per minacciare, sottomettere e sterminare intere popolazioni.

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Il paradosso dell’Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale (IA), ovviamente, non può essere estrapolata da questo tipo di ragionamento: domandarsi come impatterà sulle nostre vite è un interrogativo che si stanno ponendo gran parte degli esperti e non.

Eppure, tra sostenitori e contrari manca il confronto da un punto di vista più ampio, che non riguarda solo il mezzo preso in esame, ma bensì proprio quella consapevolezza di cui parlavo precedentemente nell’utilizzarlo in modo appropriato.

Aziende, profitto e perdita di senso

Nella realtà attuale è ineccepibile affermare che l’IA troverà terreno fertile su cui inserirsi e senza troppe difficoltà: infatti, il limbo in cui stiamo mettendo a languire le nostre funzioni psichiche livellerà le doti personali degli individui, il mediocre soppianterà l’eccelso e non saremo più in grado di elaborare soluzioni adeguate alle problematiche che andremo ad affrontare, ma dovranno essere ricercate all’interno di una banca dati intelligente, selezionate e catalogate secondo precisi algoritmi.

Chiedere cosa pensare, chi votare, cosa mangiare, come scrivere un articolo come questo, oppure chi deve essere assunto, come gestire un gruppo di lavoro, come produrre a basso costo i propri prodotti, etc., sarà una tentazione a cui diventerà difficile sottrarsi proprio per le ragioni sopracitate.

Ovviamente, le aziende sono composte da persone e la successiva analisi su questo aspetto non può che seguire la stessa logica.

Negli ultimi decenni le strategie finanziarie si sono riferite spesso ai tagli come, ad esempio, ai costi, al personale, o ai servizi, per ridurre le spese o ottimizzare l’efficienza di un’organizzazione, con l’obiettivo di migliorare la redditività, la sostenibilità economica o la competitività.

I nuovi imprenditori non guardano più al prodotto e alla sua qualità come all’obiettivo ultimo da raggiungere per eccellere e farsi conoscere all’interno del mercato in cui operano: una volta, parlando con un manovale che osservava una casa appena finita di costruire, mi confessò che non esisteva soddisfazione più grande che poter ammirare il risultato finale del proprio lavoro.

La logica economica moderna, al contrario, è diventata quella del semplice profitto, anche se significasse minare la stabilità di una azienda, venderla oppure addirittura smembrarla o spostarla altrove.

Quando si presenterà l’occasione e sarà possibile impiegare la IA all’interno delle organizzazioni in maniera più invasiva, sarà arduo incontrare un Titolare o un Consiglio di amministrazione disposto a rinunciare al rispetto delle leggi economiche del mercato moderno.

Oltre la quinta rivoluzione industriale

Come recita un detto, la storia si ripete, ma purtroppo non sempre insegna: le cronache odierne ci dimostrano che poco è cambiato rispetto al passato sul piano geopolitico, rispolverando i soliti conflitti, tra i soliti protagonisti, che si contendono il solito potere.

Nel mondo del lavoro accade lo stesso e l’impiego della IA seguirà ovviamente il medesimo pattern.

Nonostante qualcuno tenti di nasconderlo dietro a una specie di anesthetizing strategies per mantenere tranquilla l’opinione pubblica, siamo già oltre la soglia della quinta rivoluzione industriale che non sarà, come in molti auspicano, centrata sull’uso etico della tecnologia, la sostenibilità e una maggiore collaborazione uomo-macchina perché, a mio avviso, sono aspetti che caratterizzeranno quella successiva.

Riscoprire l’errore e il dubbio come essenza umana

La consapevolezza attuale delle persone, come accennato, è ancora lontana da qualsiasi forma di collaborazione, ampia e funzionale che porti a quello stadio finale in cui, finalmente, raggiungeremo un equilibrio stabile tra lavoro e vita privata, tra benessere e sacrificio comune.

In questo ennesimo capitolo in cui i risultati dell’evoluzione tecnologica si rifletteranno sulla società e sull’economia, dovremmo nuovamente aspettarci quelli che ritengo i tre stadi fondamentali del cambiamento: il periodo già iniziato della sostituzione tra uomo e macchina; la successiva ristrutturazione della società e delle classi sociali, completando il divario tra quelle benestanti e quelle disagiate; la conseguente nuova presa di coscienza dell’uomo sul proprio ruolo, messo nuovamente al centro della sua esistenza, dove la IA sarà utilizzata come un supporto, veloce ed efficace, ma pur sempre mancante di quella componente creativa, del dubbio, dell’errore e del conflitto che rappresentano le più importanti caratteristiche che l’umanità possiede per raggiungere quella conoscenza e quel progresso consapevoli e universali.

Articolo di Matteo Bonistalli – Guest Blogger di RisorseUmane-HR.it

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Matteo Pfeiffer Bonistalli
Vivo in Danimarca e da più di 15 anni mi occupo di servizi e ospitalità. Ho iniziato ad interessarmi alle Risorse Umane con dei corsi sulla leadership, ovviamente in relazione al mio lavoro. Da un anno frequento un corso universitario con indirizzo Psicologia del Lavoro e delle Imprese.

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