Il manager senza qualità. Riflessioni e bussole per un mondo complesso - recensione

Il manager senza qualità. Riflessioni e bussole per un mondo complesso

di Filippo Accettella
Editore: ‎ FrancoAngeli
Data di pubblicazione ‏ : ‎ 10 novembre 2025
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Lunghezza stampa ‏ : ‎ 146 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8835175178
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8835175179

Il manager senza qualità - banner interview

La nostra intervista all’autore

Quando si prende in mano Il manager senza qualità di Filippo Accettella, si capisce presto che sarebbe un errore leggerlo come un manuale tecnico. Andrea Granelli, nella prefazione, lo definisce un “florilegium di suggestioni, riflessioni, indicazioni da
avere a portata di mano”. È una frase che sposta subito le aspettative: niente ricette, niente regole pronte da applicare, nessuna scorciatoia per sentirsi “a posto” davanti alla complessità. Accettella, anzi, sembra voler fare l’opposto: non chiudere i problemi, ma aprire uno spazio di pensiero.

La premessa chiarisce anche il tono. L’autore racconta un dialogo lungo con Robert Musil, una presenza costante (“mi è stato accanto mentre mangiavo, dormivo, scrivevo…”). Non è un riferimento messo lì per prestigio: è la dichiarazione di un legame che orienta lo sguardo del libro e la sua inquietudine di fondo.

Coerentemente, la lettura non è lineare. Accettella propone una “mappa di lettura ‘secondo’ Borges” e invita a scegliere il proprio percorso tra capitoli “sganciati” ma interconnessi, con connessioni “intercambiabili”, fino a lasciare che il filo diventi personale.
Qui torna naturale il “senso del possibile” musiliano: l’idea che ciò che è potrebbe anche essere diverso, e che pensarlo non sia un lusso, ma una competenza interiore.

Uno dei nuclei più netti è la critica al “pensiero calcolante”: la riduzione del pensiero a una logica binaria, 1/0, fino a far sparire tutto ciò che non rientra nell’utile immediato. Accettella richiama Heidegger e la formula “Denken als Rechnen”, pensare come calcolare, e mostra l’effetto che questa grammatica produce nelle organizzazioni. Granelli, in prefazione, lo traduce con una nota concreta: nel linguaggio aziendale la parola “migliore” rischia di perdere spessore e diventare sinonimo di “più funzionale, più rapido, più conveniente”.
Se accettiamo questo slittamento, la qualità viene sostituita dalla quantità e la persona finisce per coincidere con la funzione, fino a diventare un “guscio vuoto” fuori dalla denominazione professionale.
Accettella prova allora a riaprire un varco: accanto al calcolo richiama un pensiero non calcolante, meditante, creativo, e fa affiorare la metis, l’intelligenza intuitiva e flessibile che non si lascia ridurre a indicatore.

Un altro tratto distintivo è l’uso di letture etimologiche come leva simbolica. L’autore rilegge “leader” come condurre e guidare, “managing” come agire con le mani, e collega “business” a buris, l’aratro, costruendo l’immagine del manager come “aratore”: non un capo che comanda dall’alto, ma qualcuno che prepara terreno, scava, semina, crea condizioni perché il talento possa fiorire.

Verso la fine, il libro insiste su due parole spesso trattate con sospetto in azienda: coraggio e gentilezza. “Scendere dalla testa al cuore” viene chiamato coraggio; la gentilezza è definita come forza interiore che batte cinismo e command and control, non come buona educazione. E la chiusura mantiene lo stesso tono: Accettella riporta quella che nel testo definisce “la frase finale de L’uomo senza qualità” attribuendola a Musil:

“… e il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni”.

e saluta con un “Buon vento!” che suona come scelta di postura, non come frase fatta.

In sintesi, è un libro per chi sente che il proprio ruolo rischia di ridursi a esecuzione, e che l’efficienza, quando diventa l’unica grammatica, impoverisce. Non offre scorciatoie: lascia domande, immagini, attriti.
E proprio per questo può essere utile.

 

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