Informarsi ottimizzando i tempi: errori e consigli - schema di apprendimento

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Informarsi ottimizzando i tempi: errori e consigli

Spesso assistiamo a delle conferenze o partecipiamo a dei corsi di formazione che dovremmo ricordare e invece riscontriamo di avere accumulato incertezze e lacune.

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Informarsi ottimizzando i tempi: errori e consigli - schema di apprendimento

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 La vita moderna richiede particolare efficienza e specializzazione.

Per andare al passo con la società in continuo progresso è necessario informarsi continuamente e ottimizzare i tempi, avendo così la possibilità di ampliare i propri campi d’interesse.

Leggere nuove informazioni, ascoltare seminari e conferenze, anche non solo nel proprio ambito lavorativo amplifica le capacità ricettive migliorando l’efficienza mentale.

La desuetudine ad ascoltare

Molto spesso si verifica che la desuetudine ad ascoltare con attenzione (e soprattutto con interesse) e la scarsa utilizzazione dinamica delle capacità mnemoniche, impediscono di ritenere le informazioni anche appena apprese.

Ciò che accogliamo nella nostra memoria tramite la normale comunicazione è solitamente molto meno di quello che si potrebbe sfruttando in meglio le grandi potenzialità della mente.

Una informazione non viene quasi mai riportata esattamente in nessun tipo di comunicazione. Il minimo che possa capitare è di tralasciare qualche dettaglio importante, o ancor peggio, di aggiungerne altri inesistenti con il risultato stravolgerne il significato.

Identifichiamo i rimedi esaminando i motivi di tali incongruenze

Il primo è l’atteggiamento mentaleTale atteggiamento può essere di apatia, di finzione o di attenzione; l’attenzione si può ulteriormente dividere in attiva o passiva.

L’apatia si riscontra quando si è annoiati. E’ da notare che lo stato apatico non dipende da quanto stiamo leggendo o ascoltando, ma deriva da uno stato mentale precedente; la lettura e l’ascolto, risultano noiosi per mera congruenza.

Possiamo affermare che una persona annoiata assiste a cose noiose. In questi casi non rimane che fare una constatazione: stiamo perdendo del tempo prezioso.

La cattiva abitudine del vivere apaticamente è il più grosso errore che si può commettere poiché il tempo perduto non ci sarà restituito.

Il secondo tipo di atteggiamento è quello della finzione, altra cattiva abitudine che a volte ci fa agire inconsapevolmente.

Al lavoro, per esempio, il capo può fingere di ascoltare i suoi dipendenti per educazione o anche solo per non suscitare problemi nelle relazioni quotidiane, e intanto pensa ad altro o seguita a scrivere.

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Anche nella lettura si è spesso disattenti; possiamo leggere un libro, arrivare alla fine e accorgersi di non avere compreso nulla. L’occhio a seguito le parole ma la mente non le ha assimilate. Il rimedio per questo atteggiamento è semplice: smettere di fingere ed iniziare a porre attenzione.

Il terzo tipo di atteggiamento, quello di attenzione, apparentemente sembra corretto; ma occorre distinguere fra attenzione attiva e passiva.

Noi impariamo a leggere intorno ai sei anni, scandiamo le lettere singolarmente, le uniamo formando parole e ne comprendiamo il significato. Poi proseguiamo sempre più rapidamente, pronunciando a voce alta. Per l’apprendimento iniziale tutto ciò è necessario finché la mente non impara ad associare istantaneamente le funzioni del leggere e parlare. 

Parlando correttamente si pronunciano dalle 125 alle 150 parole al minuto; leggendo se ne scorrono altrettanto, sebbene la mente ne elabori più di 1000.

Il divario tra le parole lette o pronunciate e quelle elaborate mentalmente, viene definito “tempo differenziale” e ammonta a circa 850 parole al minuto. In sostanza le capacità mentali sono molto superiori a quelle che utilizziamo per leggere e ascoltare.

Ora possiamo puntualizzare le differenza fra l’attenzione attiva e passiva, condizionata dal tempo differenziale.

Un secondo problema è causato dalle emozioni eccessive: troppo entusiasmo o paura, o in generale le emozioni forti, causano distorsioni nell’ascolto. 

Ad esempio, quando siamo troppo coinvolti da una discussione, anziché continuare ad ascoltare, spesso elaboriamo anticipatamente quello che dovremmo dire dopo.

Un altro inconveniente nasce quando siamo suggestionati da particolari o dettagli (sempre nel caso dell’attenzione passiva): mentre ascoltiamo una persona possiamo essere distratti dal suo aspetto, dal particolare abbigliamento o dall’arredamento dell’ambiente circostante.

L’insieme di questi tre inconvenienti, correlati all’attenzione passiva, può essere definito con una sola parola: distrazione.

” L’eccessiva velocità della mente è la prima causa della distrazione, però si può imparare a trasformarla in vantaggio.”

Per esempio, in quel tempo differenziale, possiamo fare una sintesi di ciò che è stato detto, oppure riflettere sui punti principali o rivederli per chiedere ulteriori chiarimenti. 

Possiamo anche prevedere la conclusione del discorso o cercare di cogliere il messaggio nascosto tra le parole. Si possono osservare particolari e dettagli, naturalmente senza esserne catturati, mantenendo attiva l’attenzione, in cui i dettagli forniscono elementi aggiuntivi.

Infine, punto essenziale per una buona comunicazione, possiamo osservare il linguaggio non verbale, controllare se ciò che il conferenziere dice è coerente con quello che pensa.

Attraverso il confronto fra le sue parole e i suoi gesti possiamo scoprire se sta mentendo o no.

Certo è che, utilizzando una metodologia di apprendimento, migliorerebbe sostanzialmente le capacità di ascolto.

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Ricapitolando, tre consigli pratici per informarsi ottimizzando i tempi:

  1. rimanere vigili sul proprio atteggiamento quando si è all’ascolto di qualcuno o quando si sta leggendo e alla comparsa dell’atteggiamento apatico o di finzione, smettere subito;
  2. quando si è particolarmente efficienti e pronti, provare a premere un immaginario pulsante per “ l’attenzione attiva ” e iniziare ad utilizzare il tempo differenziale ponendosi delle domande sull’argomento che si sta leggendo o ascoltando. Ogni tanto fermarsi per verificare se si sta ancora effettivamente leggendo (o ascoltando) senza averne perso il filo del discorso e provare sempre più frequentemente;
  3. ascoltando o leggendo provare ogni tanto a chiedersi se il discorso in quel momento può essere classificato fra i principali, gli esemplificativi, i rimandi o altro; prendere appunti e controllare.

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