Disordine Organizzato – intervista a Cristiano Ghiringhelli, Raoul Nacamulli, Luca Quaratino

Disordine organizzato. Sviluppare le organizzazioni attraverso il paradox mindset

Intervista a Cristiano Ghiringhelli, Raoul Nacamulli, Luca Quaratino

A cura di Fulvio Palmieri

Nel mondo delle organizzazioni, le vecchie regole sembrano non bastare più. In un contesto segnato da cambiamenti continui e tensioni sistemiche, il libro Disordine organizzato, propone un nuovo approccio: il Paradox Mindset.

Ne abbiamo parlato con gli autori – Cristiano Ghiringhelli, Raoul Nacamulli e Luca Quaratino – per comprendere il senso profondo di questo concetto e le sue implicazioni pratiche per manager, HR e imprese.

Chi sono gli autori del libro:

Cristiano Ghiringhelli: professore associato di Organizzazione Aziendale all’Università di Milano-Bicocca. Si occupa di innovazione tecnologica e cambiamento organizzativo.

Raoul Nacamulli: professore di Organizzazione Aziendale. Ha insegnato alla Bicocca e alla Bocconi. Fondatore di OpenOrg, boutique di consulenza per lo sviluppo organizzativo.

Luca Quaratino: ricercatore in Organizzazione Aziendale all’Università IULM di Milano. Socio fondatore di MensCorpore, attivo nei temi del benessere e dello sviluppo organizzativo.

Un breve riassunto dell'intervista con i punti chiave

Intervista a Cristiano Ghiringhelli (C.G), Raoul Nacamulli (R.N), Luca Quaratino (L.Q.) condotta da Fulvio Palmieri (F.P)

F.P.: Il titolo del vostro libro – Disordine organizzato – è di per sé un paradosso. Cosa significa esattamente?
R.N.: Il “disordine organizzato” è una condizione che oggi viviamo quotidianamente. Le trasformazioni digitali, l’intelligenza artificiale e le crisi multiple mettono in discussione modelli che in passato hanno funzionato. Parliamo di un paradosso perché il disordine, se ben compreso, può generare innovazione. Non tutto il disordine va temuto: spesso è ciò che rompe l’equilibrio precedente e apre spazi nuovi.

F.P.: Qual è stato il punto di partenza nella scrittura del libro? Quale esigenza ha fatto nascere questo lavoro?
C.G.: La vera sfida è stata raccontare la discontinuità mentre la si stava vivendo. L'idea era capire come le organizzazioni possano leggere e affrontare i cambiamenti radicali in corso, anziché limitarsi a subirli. L'attivismo delle persone, le nuove tecnologie e la trasformazione degli ecosistemi produttivi ci hanno fornito le lenti per osservare come stia mutando il rapporto persona-organizzazione.

F.P.: Nel libro discutete del “contratto psicologico” tra lavoratore e organizzazione. In cosa consiste oggi?
L.Q.: Oggi non scambiamo più solo ore di lavoro per una retribuzione. C’è uno scambio più profondo di aspettative: le organizzazioni chiedono partecipazione attiva, innovazione, spirito di cambiamento. In cambio, le persone cercano senso, benessere, esperienze di qualità. È un patto più fluido, dinamico, che richiede una continua negoziazione reciproca.

F.P.: Come si colloca la figura del manager in questo scenario? Il manager tradizionale ha ancora senso?
R.N.: La figura del manager non sparisce, ma deve evolvere. Il modello del comando e controllo non regge più. Il manager oggi ha una responsabilità etica e sociale: creare luoghi che non siano solo efficienti, ma anche umani. Deve facilitare le transizioni, costruire coalizioni, sostenere processi collettivi di apprendimento e innovazione. Serve un nuovo equilibrio tra flessibilità e regole.

F.P.: Quali sono le competenze chiave per affrontare il disordine organizzato con un mindset adeguato?
C.G.: Tre sono i pilastri fondamentali:

  1. Riflessività critica, ovvero la capacità di osservare e interpretare i fenomeni organizzativi senza schemi rigidi.

  2. Competenze relazionali e negoziali, essenziali per costruire alleanze e nuovi significati.

  3. Sperimentazione, cioè saper agire in contesti incerti, imparando strada facendo.
    Il Paradox Mindset è una disposizione mentale ma anche un insieme di pratiche concrete.

F.P.: Il cambiamento è ancora pianificabile come un tempo?
L.Q.: L’idea che si possa progettare il cambiamento da A a B come un piano ingegneristico è superata. Oggi il cambiamento è continuo, fluido, negoziale. Serve un pensiero dialogico, capace di tenere insieme tensioni contrapposte come stabilità e innovazione, regole e autonomia. Non è più tempo di “grandi trasformazioni lineari”, ma di micro-adattamenti guidati da un senso condiviso.


F.P.: Qual è il messaggio finale che volete lasciare al lettore del vostro libro?
R.N.: Il libro è un invito al coraggio. A chi guida le organizzazioni, diciamo: mettete in discussione i vostri assunti. Imparate a “stare nel paradosso” senza cercare risposte immediate. È da quel disordine che può nascere un nuovo ordine più adatto ai tempi che viviamo.

Disordine organizzat

Il libro “Disordine organizzato. Sviluppare le organizzazioni attraverso il paradox mindset” si rivolge a imprenditori, manager, responsabili HR e a chiunque voglia affrontare le transizioni organizzative con lucidità e senso critico. Non propone formule, ma strumenti di lettura e riflessione per chi vuole interpretare la complessità senza fuggirla.

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Cosa abbiamo imparato

Dal confronto con gli autori di Disordine Organizzato emergono alcuni insegnamenti chiave per chi oggi ha responsabilità organizzative:

  • Il cambiamento non è più un'eccezione, ma la condizione permanente: le organizzazioni devono imparare a muoversi in contesti incerti senza cercare subito soluzioni definitive.

  • Le tensioni non vanno eliminate, ma gestite: il Paradox Mindset invita ad accogliere la coesistenza di istanze opposte (regole e flessibilità, autonomia e coordinamento) come parte integrante della realtà organizzativa.

  • Il management è chiamato a ripensarsi: non più controllore, ma facilitatore di senso, negoziatore di nuove relazioni, costruttore di contesti di apprendimento e coesione.

  • Il patto tra persone e organizzazioni è cambiato: i lavoratori cercano sempre più senso, qualità dell’esperienza e riconoscimento, mentre le imprese richiedono protagonismo, innovazione, spirito di adattamento.

  • Non servono eroi solitari, ma coalizioni intelligenti: le decisioni complesse richiedono competenze distribuite, ascolto attivo e collaborazione reale.

Il Paradox Mindset  è postura mentale e organizzativa che ci permette di attraversare il disordine, trasformarlo e costruire — passo dopo passo — nuove forme di ordine più adatte al nostro tempo.

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