Lavoro e fiducia. Dalle false narrazioni al coraggio di trasformare la realtà
Intervista a Maria Cristina Origlia – a cura di Fulvio Palmieri
Introduzione
Il lavoro in Italia è spesso raccontato attraverso narrazioni che rassicurano, ma non spiegano.
In Lavoro e fiducia. Dalle false narrazioni al coraggio di trasformare la realtà (FrancoAngeli, 2025), Maria Cristina Origlia smonta queste convinzioni, mettendo a fuoco ciò che davvero muove le persone e le organizzazioni: la fiducia.
Dalla presunta vocazione imprenditoriale nazionale al mito della meritocrazia selettiva, dalle barriere invisibili per le donne alla sostenibilità ridotta a report ESG, l’autrice accompagna il lettore in un percorso di consapevolezza e di responsabilità.
Un libro che parla a manager, professionisti HR e imprenditori, invitandoli a riscoprire la fiducia come leva concreta di crescita, innovazione e coesione sociale.
A tal proposito, abbiamo incontrato l’autrice per approfondire i temi del libro e riflettere insieme su come superare stereotipi e ricostruire fiducia nelle organizzazioni.
L’autrice
Maria Cristina Origlia è giornalista socio-economica, con esperienza di direzione editoriale di magazine, blog e collane di libri. Per otto anni ha guidato il mensile L’Impresa – Il Sole 24 Ore. È contributor di Harvard Business Review Italia, divulgatrice scientifica dell’Osservatorio per il Lavoro Sostenibile della Fondazione Gi Group, membro del Comitato Scientifico di AIDP e Presidente del Comitato Scientifico del Forum della Meritocrazia.
Interviene abitualmente come speaker e moderatrice in convegni, dibattiti e talk.
Un breve riassunto dell’intervista con i punti chiave
L’intervista, tratta dalla diretta streaming dell’8 ottobre 2025, è stata condotta da Fulvio Palmieri (F.P.) con Maria Cristina Origlia (M.C.O.), autrice del libro. La forma dialogica che segue riprende i passaggi più significativi del confronto, sintetizzando le domande e le risposte emerse durante la conversazione.
F.P. – Maria Cristina, il tuo libro parte da un presupposto forte: molte delle convinzioni sul lavoro in Italia sono distorte. Da dove nasce questa riflessione?
M.C.O. – Nasce dall’osservazione diretta di una realtà in cui continuiamo a ripeterci narrazioni che non corrispondono più ai fatti: che siamo un popolo di imprenditori, che le donne non possono “avere tutto”, che il merito crea disuguaglianze, che la diversity sia solo una policy, che la sostenibilità si riduca a qualche KPI ESG.
Tutte queste convinzioni limitano la nostra capacità di costruire fiducia e innovazione.
F.P. – Nel titolo del libro la fiducia è la chiave centrale. Come la definiresti in questo contesto?
M.C.O. – La fiducia è un patto reciproco tra persone, imprese e istituzioni.
È ciò che consente alle organizzazioni di funzionare in modo sano e alle persone di dare il meglio di sé.
Senza fiducia non c’è crescita, né economica né sociale: le persone si difendono, le aziende si irrigidiscono, la società si blocca.
Ricostruire fiducia significa creare contesti dove la parola e l’ascolto tornino ad avere valore.
F.P. – Dedichi un capitolo al tema della carriera femminile. In che modo le narrazioni sul ruolo delle donne pesano ancora oggi?
M.C.O. – L’idea che carriera e famiglia siano incompatibili è una semplificazione che fa male a tutti.
Non è solo una questione di conciliazione, ma di cultura organizzativa: le aziende devono imparare a riconoscere la pluralità dei percorsi di vita e a valorizzare le competenze senza stereotipi.
Le donne non chiedono privilegi, chiedono contesti equi in cui poter esprimere pienamente il proprio contributo.
F.P. – Nel libro scrivi che il merito non è un privilegio, ma una responsabilità. Cosa intendi?
M.C.O. – Il merito autentico non genera élite: amplia le opportunità.
Essere meritevoli significa anche saper riconoscere il valore degli altri.
Serve una cultura che premi le competenze e non le appartenenze, e che garantisca a tutti pari accesso alle opportunità, a partire da un’istruzione di qualità.
Senza questa base, il merito resta un principio astratto.
F.P. – Parli anche di sostenibilità, ma non in senso strettamente ambientale.
M.C.O. – Esatto. La sostenibilità vera è quella che tiene insieme etica, economia e persone. Non basta la compliance ESG: serve un cambio di mentalità profondo, che parta dal modo in cui prendiamo decisioni e misuriamo il valore.
Un’impresa sostenibile è un’impresa che si interroga sul proprio impatto umano, prima ancora che ambientale.
F.P. – Il sottotitolo del libro parla di “coraggio di trasformare la realtà”. Che cosa significa, in concreto?
M.C.O. – Significa smettere di accettare le narrazioni dominanti come inevitabili.
Il cambiamento non arriva dall’alto, ma dalle scelte quotidiane di chi lavora, gestisce e guida. Serve un coraggio gentile, fatto di coerenza e visione: il coraggio di credere che un modo diverso di lavorare è possibile e necessario.
Cosa abbiamo imparato
- Le narrazioni sul lavoro in Italia vanno rilette criticamente: molte non corrispondono più alla realtà.
- La fiducia è il vero motore della crescita sostenibile, più dei KPI o delle policy.
- Il merito non crea disuguaglianze, ma genera equità quando è accompagnato da pari opportunità.
- Donne e uomini possono crescere insieme se le organizzazioni superano i vecchi modelli gerarchici e rigidi.
- La sostenibilità autentica è culturale, non solo normativa: riguarda il senso che diamo al lavoro e alle relazioni.
- Ricostruire fiducia significa, prima di tutto, tornare ad ascoltare e riconoscere le persone.
Il Libro
Lavoro e fiducia. Dalle false narrazioni al coraggio di trasformare la realtà
Autore: Maria Cristina Origlia
Editore: Franco Angeli
Data di pubblicazione: 22 settembre 2025
Lingua: Italiano
Pagine: 148
ISBN-13: 978-8835161479
ISBN-10: 8835161479
Lavoro e fiducia” è un invito a guardare oltre le narrazioni facili, a recuperare un senso autentico del lavoro e del legame tra persone, imprese e società.
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Lavoro e fiducia. Dalle false narrazioni al coraggio di trasformare la realtà – recensione



