Quando cercare un nuovo lavoro diventa come un viaggio in barca

 

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Quando cercare un nuovo lavoro diventa come un viaggio in barca… sul Lago Maggiore

di Rovena Bronzi

Vivendo sulla sponda lombarda del lago Maggiore, vedo ogni giorno imbarcazioni che si spostano dalla sponda lombarda a quella piemontese e viceversa.

Così mi è venuto in mente come un viaggio volto alla ricerca di un nuovo lavoro può essere paragonato proprio a un viaggio in barca. 

Eh sì, si parte da un:

  punto A (il porto di partenza, quindi l’Alfa, la situazione iniziale) 

e si arriva a un:

punto B (il porto di arrivo, quindi l’Omega, la situazione desiderata, immaginata, vissuta dentro di sé);

in cui:

  il tragitto da A a B è il percorso che si intraprende per la ricerca di un nuovo lavoro.

E proprio come tale, deve seguire alcune “semplici” regolette, quali:

  organizzare e pianificare il viaggio nei dettagli e soprattutto studiarlo ad hoc;

prevedere un piano alternativo, in quanto ci saranno sempre minacce provenienti dall’ambiente esterno e imprevisti non controllabili e non prevedibili a priori;

  allenare potenzialità e soft skills quali la creatività, l’apertura mentale, il problem solving, la gestione dello stress;

  formarsi, documentarsi, aggiornarsi;

farsi guidare, allenare, motivare da un buon marinaio esperto per evitare che il viaggio si trasformi in un incubo e per poter essere autonomi nei viaggi futuri.

Ma cosa potrebbe succedere se per inesperienza o magari un po’ di superficialità non venissero rispettate queste regolette appena descritte o anche solo una di esse?

Vediamo insieme quali potrebbero essere alcuni scenari possibili.

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  Parto da A pur non avendo minimamente idea di dove voglio/posso arrivare e quindi navigo senza una meta precisa. So solo cosa sto cercando, ma si sa benissimo che non basta perché il viaggio mi porti al porto giusto. 

Può essere sicuramente bello se il mio scopo è quello di ammirare le bellezze del paesaggio, oppure se voglio dare spazio alla mia libertà, al mio spirito d’ avventura, alla mia fantasia, ma può essere anche dispendioso in termini di tempo e denaro.

E, aggiungerei, anche pericoloso perché potrei perdermi o approdare in chissà quale porto.

  Decido dove andare (B) ma in modo frettoloso e superficiale, tanto “qualsiasi porto va bene”, “l’importante è partire”: parto quindi da A per dirigermi verso B ma più mi avvicino alla meta, più mi rendo conto che non è quello che voglio, non è quello che desidero e quindi a quel punto mi sento deluso, perso, solo e sballottato, in balia delle onde, senza più sapere dove andare e cosa fare. 

Del resto, sono stato un po’ precipitoso nel partire, non mi sono chiesto davvero dove volevo andare, mi sono anche un po’ accontentato della prima meta che mi è venuta in mente.

  Vado spedito al punto B perché ho le idee chiare, precise e definite e quindi arrivo al mio porto e alla meta che mi ero preposto.

Ma ciò non è sempre garanzia di autorealizzazione e felicità.

Sapete cosa può infatti succedere una volta arrivato? Che mi rendo conto che non è quello che davvero desideravo. O che forse non mi ero poi così tanto documentato e quindi ora mi trovo davanti a un porto ben lontano da quello che mi aspettavo di trovarmi.

Che faccio? Torno indietro? Rimango lì e me lo faccio piacere lo stesso? Ricomincio la mia ricerca da zero? 

Certo è che quello delle aspettative mancate, in ogni caso, non rappresenta il migliore degli inizi.

  Mi dirigo verso B ma mi rendo conto che il tragitto che sto percorrendo è lungo e insidioso. Effettivamente non lo avevo programmato né pianificato: non mi resta che provare a cambiare più volte direzione, a procedere per prove ed errori, per tentativi improvvisati, un po’ come un ago impazzito in una bussola.

È vero, anche nei viaggi organizzati e programmati può succedere di dover o voler cambiare rotta/tragitto in corso d’opera, di dover procedere per prove ed errori, ma mai come aghi impazziti, perché mettiamo in conto ciò fin dall’inizio.

  Mi dirigo verso B quando incontro un’altra imbarcazione e il suo viaggio mi appare più interessante, la sua meta più accattivante e quindi stravolgo i miei piani e decido di seguirla, ma forse più convinto dalle circostanze, dai racconti di altri, dalla stanchezza, dalle pregresse delusioni magari accumulate fino a quel momento, che da me stesso.

Ma sto davvero facendo la scelta giusta?! Fino a che punto è sano e costruttivo lasciarmi condizionare da altri, magari oltretutto marinai improvvisati? 

Ricordiamoci sempre che se ho le idee ben chiare (so chi sono, dove voglio andare, come e soprattutto perché), allora l’apertura mentale e la flessibilità sono punti di forza ma se non le ho, cessano di essere risorse e diventano solo assenza di autogoverno e libertà.

  Mi sto dirigendo verso B quando vedo che sta per arrivare un uragano, una tempesta (ah se avessi guardato il cielo o anche solo il meteo prima di partire: sicuramente avrei potuto comportarmi diversamente, essere proattivo).

Ma ormai a questo punto non mi restano che 2 opzioni reattive: o continuo seppur con i rischi che ne derivano oppure vado altrove, torno indietro in attesa che il tempo migliori, intanto ho speso soldi e tempo per arrivare fino a lì.

  Nella fretta di partire da A ed arrivare a B o parto da solo o mi affido al primo marinaio disponibile, senza realmente valutarne le competenze o la condivisione di valori per esempio.

Ed è così che a metà del viaggio affondo, mi perdo, arrivo a porti “infelici” e tutto questo con un accumulo malsano di rabbia e stress che può portarmi addirittura a maledire l’intero viaggio o a rinunciarvi!

  Semplicemente mi dirigo verso B ma a metà del mio viaggio decido di fermarmi in mezzo al lago e godermi il momento, godermi il paesaggio e quando sarò rigenerato e riposato riprenderò il mio viaggio. 

Ed è così che magari capisco anche che non avevo tutta questa fretta e necessità, che la mia felicità non deriva da raggiungere B ma per esempio dall’amore per il viaggio stesso oppure che posso essere felice anche rimanendo nel mio porto A.

Ma se lo avessi compreso prima come sarebbe stato il mio viaggio? Chissà, forse, me lo sarei goduto fin dall’inizio, anziché vivere tutto con ansia e fretta di cambiare e partire. 

*************

Come potete vedere, le minacce possono essere tantissime e alcune possono allontanarci anche definitivamente dal nostro porto B, dalla nostra Omega, dalla felicità.

Ma spesso non siamo in grado di valutarle a priori perché siamo inesperti o abbiamo troppa fretta di partire e di raggiungere un porto B, magari, ammettiamolo, anche un po’ per la logica del “massima resa, minimo sforzo”.

E oltretutto non solo “il mio porto B”: addirittura uno qualsiasi, senza neanche sapere se è quello che veramente vorremmo/potremmo raggiungere (magari è solo il più vicino, il più facile da raggiungere, il più scontato) o solo perché ci auto convinciamo che è l’unico che potremmo raggiungere, per una non proprio eccezionale autostima che abbiamo di noi stessi.

Ed ecco spiegato il perché diventa così importante seguire quelle regolette di cui ho parlato sopra, per far sì che il nostro viaggio possa risultare davvero quello giusto per noi.

È vero che pur seguendole nessuno ci potrà mai garantire in assoluto e a priori che il nostro viaggio avrà successo, ma sicuramente intraprenderemo un viaggio appagante e che ci insegnerà sempre e comunque qualcosa.

Concentriamoci sempre su quello che dipende da noi, solo così potremo scoprire che si può comunque essere appagati dal solo viaggio anche senza successo o che addirittura possiamo essere felici nel porto A o che esistono porti B ancora più belli di quello che cercavamo. 

 

Questo articolo è offerto da:

Rovena Bronzi
Job Coach| Work life balance | Cv writer | Assistente del personale con certificato HRSE
Mi chiamo Rovena Bronzi e abito in provincia di Varese. Dopo aver conseguito una laurea in psicologia del lavoro e nel 2018 un titolo svizzero di assistente del personale, attualmente mi occupo in Canton Ticino di segretariato e amministrazione del personale. In Italia sono job coach, tutor e Cv writer: alleno, oriento e motivo, attraverso percorsi individuali e di gruppo, a «USCIR A RIVEDER LE STELLE» con creatività, leggerezza e piacere, nella ricerca di un nuovo lavoro, nel cambiamento professionale e nella ricerca di una conciliabilità lavoro – famiglia – tempo libero.

 

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