Emotional labor e mercato del lavoro

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“Emotional labor” e mercato del lavoro: una questione di maschere?

di Maria Teresa Miceli

 

Cosa sono le emozioni?

Come sappiamo, le emozioni sono uno dei tratti fondanti dell’esistenza umana, esse investono in modo totale la mente e il corpo del soggetto, oltre ad essere parte del contesto sociale e culturale che circonda ognuno di noi.

Una delle fondamentali competenze sociali dell’individuo è, quindi, la capacità di espressione delle proprie emozioni. A distanza di un secolo, rimane sempre attuale ciò che Fehr e Russell affermarono: “Chiunque sa cosa sia un’emozione, finché non gli si chiede di definirla”.                          

Ed è effettivamente così, in quanto non è possibile ridurre o semplificare il complesso mondo delle emozioni. Non a caso, il termine emozione ha derivazione etimologica latina; significa letteralmente “muovere da”, “sconvolgere” e cioè essere mossi da ciò che si prova dal nostro interno, in risposta a stimoli percepiti dall’esterno. 

Le emozioni, infatti, si presentano come risposte complesse, intense e di breve durata a eventi rilevanti; caratterizzate da vissuti soggettivi e da una determinata reazione fisiologica. 

Gli stati emotivi come matrice sociale

Ovviamente, però, i fattori sociali hanno influenza diretta sugli stati emotivi e sulla loro manifestazione, coinvolgendo ogni ambito della vita umana, che sia privata o pubblica. Per questo, a seconda dei contesti sociali e delle culture in cui si agisce, le emozioni vengono “adattate” cioè manifestate in un determinato modo piuttosto che in un altro.
A tal proposito, infatti, le modalità attraverso le quali esse vengono espresse dipendono dalle display rules ossia regole di espressione delle emozioni, apprese nel contesto familiare, le quali stabiliscono il tipo di impatto che i nostri stati emotivi avranno sugli altri.

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Il lavoro emozionale: tra autenticità e finzione

Un aspetto di analisi particolarmente rilevante è il rapporto esistente tra il concetto di emozione e il mondo del lavoro. Annie Hochschild, fu la prima a parlare di emotional labor ossia lavoro emozionale, indicando con tale denominazione, la capacità di manipolare artificiosamente la propria espressività emotiva con lo scopo di ottenere determinati esiti professionali e relazionali. Mettendo in gioco, in modo costante, la ricerca di equilibrio tra identità e ruolo, da un punto di vista identitario, emozionale e professionale.

In tale orizzonte, la sociologa statunitense ha evidenziato un importante paradosso, identificando come nella società contemporanea le persone pur provando ordinariamente e in modo ricorrente e veloce una pluralità di emozioni, appaiano sempre più sole, in quanto sempre più spesso viene meno il contatto con il proprio “io interiore”, nucleo fondante del proprio sentire autentico; lasciandosi plasmare, al contrario, dai costrutti e dalle regole di espressione del mercato capitalistico.

Lo stress continuo derivato dall’ambiente lavorativo, in un range temporale a medio-lungo termine, potrebbe determinare l’incremento di forme disagianti, quali: 

  • esaurimento emotivo;
  • depersonalizzazione; 
  • problemi relazionali; 
  • emotional dissonance (dissonanza emotiva) ossia una discrepanza, cioè una condizione prodotta dal contrasto tra le emozioni sperimentate e quelle richieste dall’ambiente lavorativo;
  • burnout (è la condizione del “bruciare dentro”, dell’essere svuotati), in tale condizione il soggetto non è più in grado di sopportare lo stress emotivo accumulato sia dalla propria vita privata che professionale, valicando quella leggera linea di confine tra ciò che identità e ruolo.

In conclusione, una delle sfide sociali che la nostra epoca storica è chiamata ad affrontare è proprio quella di porre una lente d’ingrandimento su tali questioni, in quanto i dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono fortemente allarmanti. 

Ad oggi, circa il 57% dei professionisti vive una condizione di burnout. 

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Questo articolo è offerto da:

Maria Teresa Miceli
Laureata in Scienze dell'Educazione e della Formazione e studentessa in corso di Laurea Magistrale Scienze Pedagogiche. Appassionata di scrittura e ricerca in ambito educativo e formativo.

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