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Le low skilled in Italia

Valorizzare e sviluppare il capitale umano

di Solco Srl

A livello internazionale si dimostra che il valore economico dipende dai buoni livelli di competenze base degli individui e delle società.

Queste competenze, utilizzate a lavoro e nella vita quotidiana, sono una condizione necessaria per lo sviluppo di nuove competenze e del loro aggiornamento.

Concretamente riducono i rischi di disoccupazione e favoriscono l’inclusione sociale.

In alcune aree del mondo la crescita di competenze è costante, ma per le popolazioni a rischio di emarginazione sociale è necessaria una strategia di sviluppo di livello di competenze.

In Europa il 20% della popolazione adulta ha bassi livelli delle competenze ICT fondamentali nel contesto di sviluppo tecnologico attuale.

CARATTERISTICHE DELLA POPOLAZIONE CON COMPETENZE LOW SKILLED

Dalle indagini sull’alfabetizzazione degli adulti si rilevano 2 tipi di analfabetismo:

  1. analfabetismo tradizionale: le persone capaci di leggere e scrivere;
  2. analfabetismo funzionale: soggetti con padronaggio della lettura e la scrittura in misura insufficiente rispetto alla società contemporanea.

Il concetto di alfabetizzazione (literacy) è in evoluzione perché la partecipazione alla vita sociale/economica è diversa da quella richiesta precedentemente.

La competenza  della Literacy si contestualizza nell’era dell’informazione e viene ampliata fino all’interesse, l’attitudine e l’abilità degli individui ad utilizzare in modo appropriato gli strumenti socio- culturali, come la tecnologia digitale per accedere, gestire, integrare e valutare informazioni, costruire conoscenze e comunicare con gli altri.

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I LOW SKILLED ITALIANI

In Italia i cittadini fra i 16 e i 65 anni con livelli moto bassi di literacy sono il 27,9% della popolazione.

Si concentrano nelle fasce fra 55 e i 65 anni, anche se  si rilevano percentuali alte nelle  fasce più giovani (16 a 24 anni con 9,6% e 25 a 34 anni con il 15%).

Il sud e il Nord Ovest dell’Italia sono le regioni con percentuali più alte, da sole rappresentano più del 60% dei low skilled italiani.

Low skilled italia fig.1

Il 75% dei low skilled ha un titolo di studio inferiore al diploma. Da non trascurare la percentuale del 20.9% che rappresenta chi possiede il diploma e rientra anche in questa categoria.

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I low skilled con alto titolo di studio (34,3%) appartiene alla fascia d’età over 55.

low skilled italia fig. 2

Da questi dati si evince una riflessione sul sistema di istruzione formale e sul sistema di lifelong Learning.

Dall’indagine OCSE-PIAAC si rileva che le competenze espresse dagli adulti sono spesso correlate al background  familiare di provenienza.

Prevalentemente provengono da famiglie svantaggiate culturalmente in cui i genitori hanno un basso livello di istruzione. In Italia, l’86% dei low skilled ha entrambi genitori  con un titolo di studio inferiore al diploma mentre solo il 2,4% ha almeno un genitore laureato.

La formazione è uno dei driver fondamentali per lo sviluppo e il consolidamento delle competenze.

Nello studio sui low skilled è ancora più importante in che modo la formazione supporta lo sviluppo del bagaglio di competenze e di conseguenza nel miglioramento della loro situazione socio lavorativa.

In generale, si rileva che l’adesione ad attività formative formali e non, è legata al livello di competenze di partenza.

In tutti i paesi succede che le persone con elevate competenze partecipano ad attività formative rispetto a chi ha poche competenze.

Questi ultimi esprimono una volontà inferiore di partecipare ad attività di istruzione.

In conclusione, sui soggetti dei low skilled ci sono variabili anagrafiche e sociali in comune:

  • l’età avanzata;
  • titolo di studio basso;
  • provenienza da un nucleo familiare svantaggiato.

Risulta essere un fenomeno esteso in Italia, infatti un italiano su 3 è low skilled.

Le raccomandazioni internazionali indicano di puntare sul capitale umano e sulle competenze base per una crescita sostenibile e inclusiva.

Una riflessione sul sistema lifelong Learning per “tenere dentro” e “reinserire” in percorsi di apprendimento le persone che tendono a starne ai margini.

Emerge la necessità di ripensare al lavoro come luogo dove le competenze si formano, si mantengo e si esercitano per lo sviluppo di competenze.

Per questo si richiede potenziare la sinergia tra mercato del lavoro e sistemi di istruzione e formazione.

Bibliografia consigliata

Solco è una società di servizi fondata nel 1989. Si occupa di formazione, consulenza e mercato del lavoro. Opera su tutto il territorio nazionale. I suoi principali clienti sono Pmi e grandi imprese, Pubbliche Amministrazioni, Parti Sociali ed Enti Bilaterali. Le nostre principali aree di intervento, consolidate nel corso di una lunga esperienza sul campo, sono:

– Formazione continua
– Formazione obbligatoria e apprendistato
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– Servizi per il mercato del Lavoro
– Ricerca, selezione e ricollocazione professionale
– Pari Opportunità
– Assistenza tecnica alla PA per l’attuazione di programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali
– Consulenza alle Parti Sociali

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