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Ostracismo organizzativo: perché chi resta si allontana da chi esce
Questa sintesi di studi recenti tra il 2023 e il 2025 parla chiaro.
a cura di Elena Fumarola
A quanti e quante di voi sarà capitata?
Quella sensazione di non essere più cercati una volta usciti o uscite da un’azienda, da un ente no profit, da qualsiasi community.
Quando una persona esce, sperimenta sempre un distacco netto: nessun contatto, nessuna chiamata, nessun invito.
Come se ci fosse un filo di cotone tra l’individuo e l’organizzazione: quando viene tagliato, resta solo una delusione profonda.
Una volta cessate le occasioni di incontro (riunioni, progetti, chat di gruppo), le relazioni si indeboliscono, il contatto diminuisce e l’oblio relazionale entra in scena.
In quel momento si spezza la continuità del sentirsi parte. Entrano in gioco meccanismi di esclusione sociale, come il rifiuto.
E si creano disagi psicologici che possono intaccare autostima, emozioni e benessere.
Nel cervello si attivano i circuiti cerebrali relativi al dolore sociale, al senso di identità e di appartenenza.
La letteratura recente in psicologia sociale e neuroscienze spiega molto bene questo comportamento attraverso dinamiche collettive e individuali, connesse al bisogno di proteggere l’identità di gruppo e ai meccanismi di conformità sociale.
Ecco le principali cause individuate dagli studi
Preservare la coesione e l’identità del gruppo
Quando una persona esce, i restanti tendono inconsciamente a difendere la coesione interna. L’allontanamento mantiene chiari i confini di appartenenza e protegge la stabilità del gruppo.
Fonte: “You’re leaving us? Feeling ostracized when a group member leaves”, Science Direct 2025.
Percezione di violazione delle norme o di non-conformità
Chi se ne va può essere percepito come qualcuno che non aderisce più ai valori comuni. Le persone tendono a evitare chi rappresenta una “deviazione” per difendere il proprio senso di appartenenza.
Fonte: “When and why we ostracize others: Motivated social exclusion in group contexts”, PubMed 2024.
Paura di contagio emotivo e disagio psicologico
Restare in contatto con chi esce può evocare senso di colpa, malinconia o paura di perdere a propria volta il posto. Per proteggersi, i membri scelgono inconsapevolmente di prendere le distanze.
Fonte: “Emotions and behavioral intentions in response to ostracism”, American Psychological Association 2024.
Attribuzione di motivi personali o negativi
I restanti interpretano l’uscita come segnale di disinteresse o fallimento e reagiscono con distacco o freddezza.
Fonte: “Emotions and behavioral intentions…” SAGE Journals, 2024.
Gli effetti (incredibili) su chi lascia.
- Fonti: eClinicalMedicine, 2024; Nature Human Behaviour, 2024.
- Aumento del rischio di depressione, insonnia
- Maggior rischio cardiovascolare
- Alterazioni della risposta allo stress (cortisolo)
Fonte: Frontiers, 2024
- La letteratura riferisce cambiamenti fisiologici come aumento di marcatori infiammatori
- Subire un calo improvviso di contatti e coinvolgimento presenta somiglianze sia con ostracismo sociale che con la solitudine soggettiva. La perdita di reti sociali o percepire di essere dimenticati può innescare rabbia, delusione.
Fonte: Exit Ripple Effect: 2024 “Understang the dirsuption of socialization network following employee Departure”
- Analizzando i dati aziendali questo studio ha rilevato che, quando qualcuno lascia c’è un breakdown: le interazioni con la persona uscita si riducono fortemente.
Fonte PubMed 2023 “When and why we ostracize others: Motivated social exclusion in group contexts”
- Lo studio ha segnalato che uno dei motivi principali per ostracizzare è la convinzione che la persona uscita sia percepita come “espendibile” rispetto agli obiettivi del gruppo. Si parla di “expendability”: il gruppo stima che possa fare a meno di quella persona senza che gli scopi del gruppo ne risentano troppo.
Fonte: PubMed 2024 “Being close or being alone: How Social ostracism affects solitude preference”
- Il fenomeno induce a una valutazione ostile del sé.
Il punto è questo
L’allontanamento dei membri rimasti, misurata a livello neuroscientifico e psicologico, non è sempre un atto consapevole: è una risposta psicologica collettiva del sistema sociale.
Se non si creano più occasioni comuni o momenti di incontro condivisi, le risorse cognitive/emotive per mantenere i contatti si riducono.
Credo che solo sviluppando un profondo lavoro su di sé, si possa vivere questo processo comportamentale con discernimento: non come rifiuto personale ma come una naturale fase di transizione.
Con consapevolezza e anelito di mantenere viva la relazione, il distacco si trasforma.
***
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Risorse per poter approfondire
Libri consigliati
- Adriano Zamperini, L’ostracismo: Essere esclusi, respinti e ignorati, Einaudi, 2010
— Esamina in profondità l’esclusione sociale, offrendo un quadro teorico-psicologico dei meccanismi e delle conseguenze dell’ostracismo a livello individuale e collettivo. - Dalila De Padua, Il gruppo che esclude: ostracismo e dolore sociale. Un caso peculiare, Porto Seguro, 2021
— Si concentra sui processi di esclusione all’interno dei gruppi, analizzando il legame tra ostracismo e dolore psicologico. - Libera Anna Insalata, Anita Anderson, Stefano Livi, Onboarding e socializzazione organizzativa: Modelli ed esperienze nel lavoro ibrido, FrancoAngeli, 2024
— Pur focalizzato sull’ingresso in azienda, offre una visione ampia della socializzazione organizzativa e di come inclusione/esclusione si manifestino nei contesti ibridi. – Disponibile la nostra
intervista agli autori. - Patrick Trancu (a cura di Umberto Frigelli), HR le nuove frontiere, FrancoAngeli, 2020
— Panoramica sull’evoluzione della funzione HR e sulle nuove sfide del people management, con implicazioni per pratiche post-uscita. - Antonio Gnoli, Giacomo Rizzolatti, In te mi specchio, Rizzoli, 2016
— Approfondisce neuroni specchio ed empatia, offrendo basi neuroscientifiche per comprendere risonanza emotiva e dinamiche relazionali legate all’allontanamento da chi lascia il gruppo. - Biancamaria Cavallini, Ritorno al benessere. Gestire lo stress e prevenire il burnout per organizzazioni sostenibili, FrancoAngeli, 2024
— Affronta alcuni miti sul malessere e sul burnout e ne illustra le forme nelle organizzazioni. Analizza i fattori strutturali alla base del burnout; utile per interpretare l’evitamento difensivo e il “contagio emotivo” successivo alle uscite. – Disponibile la nostra
intervista all’autrice.
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FAQ sull’ostracismo organizzativo
Quali effetti psicologici può avere l’ostracismo organizzativo su chi esce e su chi resta?
Chi esce: può provare sollievo misto a stress, perdita di identità professionale, tristezza, solitudine e ansia per il futuro.
Chi resta: può vivere senso di colpa, incertezza, distanza emotiva e rischio di cinismo o pettegolezzi.
Nota: l’intensità delle reazioni varia in base alla qualità delle relazioni e alla cultura aziendale.
Quali segnali indicano un possibile ostracismo organizzativo verso un ex collega?
- Assenza di saluti o risposte ai messaggi finali.
- Mancanza di inviti a momenti di chiusura o ringraziamento.
- Rimozione silenziosa da chat e canali interni.
- Commenti svalutanti o riduttivi.
- Blocchi o ritardi nelle consegne e nelle referenze.
Quando aumenta il rischio di ostracismo organizzativo?
- In presenza di conflitti irrisolti o feedback negativi recenti.
- Durante ristrutturazioni o uscite multiple che generano paura.
- Quando lascia una figura chiave o molto stimata nel gruppo.
- In contesti con bassa fiducia o stress elevato.
- Quando c’è un passaggio a un competitor o poca chiarezza comunicativa.
La volontarietà dell’uscita influenza l’ostracismo organizzativo?
Sì. Le dimissioni possono attivare giudizi (“ci ha lasciati”), mentre il licenziamento può generare empatia ma anche paura. Una comunicazione chiara e rispettosa riduce i rischi di esclusione.
Cosa può fare un manager per prevenire l’ostracismo organizzativo?
- Preparare con HR una comunicazione chiara e coerente.
- Ringraziare pubblicamente in modo sincero e sobrio.
- Garantire un passaggio di consegne ordinato e trasparente.
- Verificare come reagisce il team nelle settimane successive.
- Mantenere aperto un canale di contatto umano e professionale.
Come comunicare un’uscita senza generare gossip o colpe?
- “Ringraziamo [Nome] per il contributo su [progetto].”
- “Ecco i prossimi passi e i riferimenti aggiornati.”
- “Evitiamo supposizioni: concentriamoci sulle attività comuni.”
Come strutturare un offboarding che mantenga rispetto e relazioni?
- Checklist chiara di accessi, documenti e consegne.
- Saluto autentico con riconoscimento dei risultati.
- Definizione dei nuovi ruoli e contatti post-uscita.
- Raccolta di feedback utili (exit interview).
Ha senso creare un programma alumni per ridurre l’ostracismo organizzativo?
Sì, anche nelle PMI. Basta una mailing list trimestrale, un gruppo LinkedIn privato e un piccolo evento annuale per mantenere il legame e favorire collaborazioni future.
Quali parole evitare per non innescare esclusione?
- Da evitare: “non adeguato”, “non allineato”, “ha abbandonato”.
- Preferire: “conclusione del rapporto”, “transizione di ruolo”.
Come riconoscere pubblicamente un contributo senza retorica?
Regola d’oro: specifico, vero, breve.
“Grazie a [Nome] per il contributo su [progetto]. Da domani [ruolo] proseguirà le attività. Auguriamo il meglio per i prossimi passi.”






