Working smart o per stress

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Working smart o per stress?

Cosa è fondamentale per un lavoro da remoto

di Antonio Signorello

Correva l’anno 2020, periodo in cui si inizia a parlare di smart working (telelavoro per molti). Come organizzare il proprio operato? Come raggiungere gli obiettivi assegnati? Oddio sono stressato!

La risposta a questi interrogativi si impregna di stati d’animo negativi, cosa che seppur in maniera minore il lavoro agile per sua natura richiede 3 ingredienti, come quando si prepara una buona pietanza: autonomia, organizzazione e capacità di comunicare, affiancati da competenze quali: gestione dello stress, intelligenza emotiva ed empatia.

Senza la gestione dello stress e l’organizzazione quotidiana degli obiettivi assegnati, diventa un working for stress, dove uscirne fuori diventa sempre più difficile.

Le aziende che organizzano il proprio modus organizzativo in modalità ibrida, hanno un obiettivo principale, il raggiungimento dei KPI assegnati al singolo dipendente, sia in ufficio che quando opera in remoto. Ecco che le competenze citate precedentemente hanno una loro fondamentale rilevanza.

Azioni come la to do list ci permettono di distinguere le attività urgenti da quelle che non lo sono ad esempio, apportando una miglioria nella gestione del timing giornaliero.

Questo contributo dal titolo sarcastico, affronta il rapporto che coesiste tra il lavoro agile e lo stress, fornendo preziosi consigli utili agli smart workers.

Come per ogni novità introdotta, vi è sempre chi ne fa un uso erroneo, vedasi come le polemiche che son nate sul lavoro da casa, pertanto aggiungiamo anche un mindset diverso che guardi al mondo del lavoro in maniera smart e non working puro oriented, senza considerare il benessere psicologico delle risorse umane.

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Il nuovo lavoro ibrido tra necessità di raggiungere gli obiettivi e lo spettro dello stress

La produttività del lavoratore da sempre è stata misurata tramite KPI, che comprendevano tra i suoi indicatori anche la rilevazione del tempo che il dipendente passava in ufficio, per alcune realtà aziendali.

Dunque, se il dipendente era sempre presente in ufficio anche oltre l’orario sindacale, produceva fatturato e raggiungeva i KPI, in realtà dobbiamo sfatare questa concezione.

Gli obiettivi governano tutte le business company, ma come misurali durante il lavoro in smart?

La tecnologia ci viene in aiuto, come ad esempio i software di apprendimento automatico.

Se non vogliamo ulteriori costi invece, abbiamo l’alternativa della deadline, ovvero indichiamo una scadenza entro la quale deve essere consegnata la task assegnata.

Scadenziari e progetti alimentano una fonte di stress (sano) in ognuno di noi, basta che strutturiamo una to do list quotidiana dove indichiamo gli obiettivi suddivisi in sottofamiglie da lavorare nella giornata, correlata da azioni attuabili per raggiungere ogni KPI.

La personalità da una linea di distinguo, c’è chi possiede doti per gestire lo stress, altri devono essere allenati alla gestione dello stress, il manager gioca un ruolo chiave in ciò.

Organizzare incontri periodici dove si analizza il carico di lavoro del collaboratore, come lo gestisce, quali mezzi usa, motiva il lavoratore a non darla vinta allo stress, ad esempio.

Il lavoro ibrido presenta lo spettro dello stress giornaliero da una parte, mentre dall’altra giova al dipendente il suo work life balance, di cui si parla nei manuali

Le generazioni Post Millenials e Z, che hanno vissuto sia il passaggio al digital che il lavoro ibrido, sono maggiormente propensi alla gestione del timing, con strategie ed azioni mirate.

Progettazione e tecniche di gestione andrebbero diffuse in ogni realtà per vivere il lavoro ibrido in maniera serena, efficace ed efficiente.

Cosa è fondamentale nel lavoro da remoto

La prima azione fondamentale affinché il lavoro da remoto non si estingua, occorre procedere ad un cambiamento di mindset.

Il cambiamento delle organizzazioni, richiede un processo di liberazione dalle catene mentali cui prima della pandemia erano vittime, nell’accettare il cambiamento invece protendono verso il progresso della società, ma anche verso la prosperità longeva della struttura interna che li compone.

Una volta accettato il cambiamento, dobbiamo dotarci di alcune competenze e capacità come la gestione del timing e la progettazione delle azioni e strumenti per portare a termine i KPI che ci sono stati assegnati.

Non abbiamo parlato delle hard skills, fondamentali anche nel lavoro da remoto. Quali considerare?

– Padronanza con le tecnologie;
– Autonomia nell’uso degli applicativi Microsoft, come Excel utile per le reportistiche finali o analisi del proprio operato.

Al primo posto troviamo la capacità di planning, questa dettata sia dalle mole di attività da portare avanti che dallo stress quotidiano scatenato dalla non gestione corretta del tempo che abbiamo a nostra disposizione.

In ultimo la flessibilità che richiede il nuovo modello del lavoro, giornate che ci vedono protagonisti in ufficio e giornate in cui è fondamentale sì la collaborazione, ma in contesti diversi da quelli aziendali a cui stiamo abituati (o meglio prima dell’avvento della pandemia Covid 19)

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Antonio Signorello
Sono un Digital HR e Psicologo del lavoro iscritto all'Ordine della Regione Sicilia, sostenitore del digital & dello Smart working. Ad oggi mi occupo di selezione e gestione profili ICT Mi definisco una persona proattiva, empatica e amante delle collaborazioni professionali. Appassionato del mondo delle risorse umane, mi interfaccio continuamente con esperti startupper in tema di new business.

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