Clubhouse Employer Branding Recruiting

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Clubhouse: un nuovo strumento di Recruiting & Employer Branding? 

di Valentina Murace

Negli ultimi anni il numero di aziende che hanno investito sul potenziamento delle attività di Employer Branding è aumentato in maniera esponenziale. Finora, la comunicazione dei valori aziendali ha trovato la sua massima efficacia nel contenuto di tipo visivo, prerogativa dei social network di maggiore successo, tra cui Instagram e TikTok.

Clubhouse, la neonata app di social networking già valutata oltre un miliardo di dollari, fonda il proprio modello strutturale sul potere comunicativo della voce. Del resto, l’interazione orale riesce a portare la comunicazione a un livello superiore, intensificando la relazione e generando una forte empatia tra le persone. In queste stanze non ci sono foto, video o altre tipologie di distrazioni. Tutto ruota attorno al suono, che riesce a trasmettere curiosità e passione, quasi a voler recuperare il lato più umano della comunicazione, ormai posto in secondo piano dal freddo scambio di parole scritte. 

Gli utenti hanno iniziato a interagire sull’applicazione per diverse ragioni: noia, pura curiosità, FOMO (fear of missing out). Eppure, dopo pochi giorni era chiaro a molti che il social potesse diventare un ottimo strumento anche per rafforzare il personal branding, ampliare il network di conoscenze e attrarre nuovi follower o clienti. Tutto sta nel creare una biografia accattivante e iniziare a costruire legami, non necessariamente soltanto virtuali. Dopo una prima interazione vocale, il social ha visto nascere conoscenze e collaborazioni interessanti che si sostanziano al di là dell’applicazione. Dal mondo virtuale si passa a quello reale. 

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Se il numero degli utenti continua a cresce in modo esponenziale, sfiorando ormai i diversi milioni, ci si inizia a chiedere quale sia il possibile impatto di Clubhouse sul mondo del lavoro. Nel tentativo di rispondere a questa domanda, gli ultimi giorni hanno dato vita a stanze popolate da addetti alle Risorse Umane, dirigenti di aziende multinazionali e piccoli imprenditori. Sebbene abbiano esperienze e storie di vita completamente differenti, lo scopo è il medesimo: conoscere e farsi conoscere. In questo frangente, il dibattito sul ruolo che Clubhouse può assumere nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro si fa sempre più acceso. C’è chi sostiene che il social possa diventare un innovativo strumento di recruiting e chi, invece, crede che il suo utilizzo sia inevitabilmente limitato alle sole attività di Employer Branding. 

Molteplici sono i benefici che le aziende possono trarre da uno strumento di networking così immediato:

  • raggiungere un elevato numero di talenti e potenziali candidati;
  • interagire con loro e mettere in atto uno storytelling efficace, a costo zero;
  • comunicare la propria cultura e condividere il proprio valore, attraverso l’attività dei collaboratori, che diventano veri e propri brand ambassador; 
  • avviare delle stanze chiuse, in cui mettere in atto un primo screening dei candidati più in linea; 
  • gestire i colloqui di gruppo in una modalità più immediata e informale; 
  • dimostrare di essere un’organizzazione dal forte spirito innovativo ed essere percepita dall’esterno come un employer of choice.

Similmente, i vantaggi dal lato candidato sono evidenti:

  • entrare in contatto diretto con le aziende, a differenza di quanto avviene nei Virtual Career Day, in cui lo scambio è principalmente unidirezionale;
  • allenare le capacità di storytelling, fondamentali tanto nel personal branding quanto in ogni processo di selezione;
  • sviluppare una maggiore efficacia nella presentazione di se stessi, adattando l’elevator pitch al contesto della stanza;
  • avere un confronto con i recruiter e ricevere, se le tempistiche lo permettono, un feedback legato al proprio percorso e alle possibili strade da percorrere;
  • mostrare il proprio valore al di là del foglio di carta.

Tuttavia, molte sono anche le perplessità sull’utilizzo di Clubhouse come un possibile strumento di ricerca e selezione dei talenti: 

  • sebbene si possano testare le capacità comunicative del candidato, il colloquio che si avvale soltanto della modalità audio è limitato e necessita comunque di essere seguito da un incontro a video o in presenza;
  • potrebbe essere maggiormente valido per testare le capacità dei candidati che verranno inseriti in alcune specifiche posizioni, in cui saper comunicare efficacemente e utilizzare i social è fondamentale (es. sales, contact center, speaker, social media manager);
  • ci sono importanti questioni di privacy legate all’app, non del tutto chiare;
  • per ora l’accesso è limitato ai soli utenti iOS, escludendo così una grande fetta di possibili candidati.

Ad ogni modo, Clubhouse sta già ospitando i primi esperimenti di colloqui 2.0. Un esempio è quanto organizzato il 18 febbraio dall’azienda Realize Networks, talent agency nel settore del food. La stanza “Colloquio 2.0 – AAA Social Media Cercasi” è riuscita ad suscitare la curiosità di circa 70 ragazzi e ragazze, che hanno avuto l’occasione di ascoltare la presentazione dell’agenzia direttamente dall’HR Director e da chi già vi lavora. Non solo, i partecipanti hanno potuto conoscere direttamente i membri del team con cui la risorsa selezionata andrà a lavorare, ascoltando anche l’esperienza di una stagista che ha appena terminato il proprio percorso di formazione. Quale modo migliore per avere un’idea concreta circa il contesto in cui si verrà inseriti? Dopo aver chiarito quali sono le competenze richieste per la figura di social media manager, il colloquio di gruppo è stato animato da 7 candidati, che hanno poi inviato il curriculum in risposta alla posizione pubblicata sul sito. 

L’intento di avvicinare i potenziali candidati alle opportunità presenti in azienda è stato condiviso anche da Deloitte nella stanza “Stiamo assumendo! Hai mai pensato ad una carriera @Deloitte?”, organizzata il 3 marzo. In questa occasione, i  professionisti dell’area Risorse Umane ed Employer Branding hanno messo a disposizione dei più di 120 ascoltatori un sito su cui caricare il proprio curriculum ed entrare in contatto diretto con il team di recruiting. Dopo una breve presentazione dei servizi offerti dalla società e dei profili richiesti maggiormente, gli speaker hanno condiviso i diversi step da sostenere per entrare a far parte del team Deloitte. Anche in questo caso. i potenziali candidati hanno potuto confrontarsi apertamente con i moderatori attraverso delle domande relative ai processi di selezione e alle competenze più richieste ai candidati. 

In sintesi, qualunque sia l’opinione in merito all’utilizzo di Clubhouse come strumento di recruiting ed employer branding, è indubbio che si tratta di un social che attribuisce un forte valore al contenuto condiviso dai candidati! Se in altri contesti possono far valere le proprie abilità comunicative solo dopo aver superato un intenso screening, in questo caso hanno l’opportunità di interagire con i recruiter sin dalle prime fasi della selezione. 

Cosa accadrà nel futuro al rapporto tra Clubhouse, Recruiting ed Employer Branding? In base alle posizioni condivise finora nelle stanze dagli addetti alle Risorse Umane, il social vedrà sicuramente una crescita degli eventi legati alle attività di Employer Branding, mentre più incerto resta il suo impiego nei processi di recruiting. 

 

Questo articolo è offerto da:

Valentina Murace
Junior HR | Green HR | Selezione, Formazione e Sviluppo delle Risorse Umane | Intelligenza emotiva
Dopo una formazione in Economia e Management Internazionale con una tesi sul ruolo dell’Intelligenza Emotiva applicata al Digital HR, mi sono specializzata nell’ambito Recruiting & Employer Branding. La mia mission è dare valore al lato umano del talento. Per questo, curo un progetto personale in cui informo i giovani, parlando di lavoro e formazione sulla mia pagina Instagram