Le competenze dell'ignoranza

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Le competenze dell’ignoranza

Siamo bravi quanto crediamo di esserlo?

di Alessandro Palmieri

Tutti i giorni incontriamo persone che credono altamente nelle proprie competenze, ma quanto spesso questo loro pensiero rispecchia la realtà?

Esiste un bias cognitivo, ovvero un pregiudizio conoscitivo, chiamato effetto Dunning-Kruger1, che può facilmente fornire una risposta a questa domanda.

Secondo uno studio del 1999 dei due psicologi David Dunning e Justin Kruger, più una persona è ignorante in un tema, meno sa di esserlo; al contrario, più ha competenze in un determinato settore, meno è sicuro delle proprie conoscenze.

I due psicologi si interessarono del fenomeno grazie ad un curioso fatto di cronaca: la rapina compiuta da Mc Arthur Wheeler. L’uomo, credendo che il limone potesse rendere invisibili (come succede quando si scrive sulla carta e il testo diventa visibile soltanto dopo un’esposizione al calore), se lo spalmò addosso e andò a rapinare una banca a volto scoperto. Ovviamente la polizia lo riconobbe subito e lo arrestò, ma egli non riuscì a capacitarsi dell’avvenuto.

Chi subisce questo bias cognitivo non ha le conoscenze necessarie per valutare le proprie competenze, non riuscendo quindi a trovare gli errori nelle proprie azioni o pensieri. Questo effetto lo possiamo riscontrare in noi in qualsiasi momento e nessuno ne è immune.

Sappiamo che il successo è la combinazione di abilità, sforzo e fortuna e che la mancanza di anche solo uno di questi tre elementi porta all’insuccesso.

Quando, però, non siamo sicuri di cosa ci possa trasportare verso quest’ultimo, potremmo confondere una mancanza di abilità con una mancanza di fortuna. Ovviamente mantenere questa mentalità ci porterà a commettere altri errori e, quindi, a non avere le competenze necessarie per raggiungere il proprio successo.

La competenza dell’ignoranza

Spesso, una completa ignoranza porta ad una fin troppo elevata confidenza, talvolta anche ad arroganza, sopravvalutando le proprie competenze, poiché il nostro cervello costruisce numerose connessioni logiche, le quali ci convincono che quello che pensiamo sia giusto, arrivando persino a modificare le nuove informazioni per incastrarle nel proprio credo precedente.

Questo accade perché il cervello umano è pigro, quindi favorisce l’immissione di informazioni più facili e non va d’accordo con quello che gli è estraneo.

Il fenomeno però non colpisce solo chi è ignorante e crede di essere bravo in un determinato settore, bensì ha anche il potere di far credere ad un esperto di non avere abbastanza competenze.

In poche parole: sei abbastanza esperto da non sapere di essere abbastanza esperto.

Questo perché uno che ha esperienza sa in quali errori può incorrere, quindi, più abilità ha, più abilità ha nel riconoscere dove non ha abilità.

<<È sapiente solo colui che sa di non sapere>>

affermava il filosofo greco Socrate e non esiste frase più azzeccata per questo argomento.

Si può contrastare questo effetto?

Certo che sì.

Il “segreto” sta nel non chiudersi mentalmente, perché tutti noi possiamo incorrere in errori; l’abilità sta nel riconoscere dove abbiamo meno competenze e sapere che in questo ambito potremmo cadere più facilmente in fallo.

Tre semplici passaggi per eludere questo bias cognitivo

  1. imparare che non è un male cambiare opinione in base a nuove informazioni acquisite;
  2. cercare aiuto in qualcuno che sia più esperto, che possa accelerare il processo di apprendimento;
  3. concentrarsi su un compito specifico per volta e non fossilizzarsi sulle abilità generiche, in modo tale da poter riconoscere più facilmente gli errori.

In conclusione, conoscere l’effetto Dunning-Kruger può aiutare ognuno di noi a migliorare nel proprio lavoro o in qualsiasi altra attività e renderci persone migliori e più produttive.

È un percorso difficile?

Sì, ma se si vogliono aumentare le proprie competenze, la conoscenza di questo fenomeno può aiutare a velocizzare il nostro apprendimento e a compiere meno errori.

1 Effetto Dunning-Kruger

Bibliografia consigliata:

 

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Alessandro Palmieri
Studente
Amante della lettura e delle interazioni sociali, le mie passioni spaziano dall'informatica all'attività fisica. Un mio primo obiettivo è quello di concludere un percorso formativo universitario economico aziendale.