Ferma il criceto che hai in testa

Ferma il criceto che hai in testa!

Come eliminare il pensiero negativo e liberarsi per sempre dallo stress

di Serge Marquis

recensione di Marco Avarello | Solco Srl

Nella psicologia del benessere ricorre la figura del venditore d’acqua calda, ed è un bene, perché le nozioni semplici, al limite dell’ovvio, spesso sono molto utili, ma altrettanto spesso si dimenticano, ben venga quindi chi ce le ricorda, magari adottando strategie di comunicazione moderne e divertenti.

E’ il caso di Serge Marquis, professore canadese ormai noto anche tra i non addetti ai lavori, di cui da qualche mese è arrivata la traduzione del fortunatissimo libro: “Ferma il criceto che hai in testa!” (BUR – Rizzoli, 180 pagine, 14,90 euro).

Marquis è uomo brillante e dotato di grande senso dell’umorismo, formidabile affabulatore, ha tenuto numerose conferenze pubbliche che sono veri e propri spettacoli, giustamente apprezzati non solo dai suoi studenti.

La tesi centrale non è certo nuova: la prima causa del nostro malessere siamo noi stessi; ma alcune delle declinazioni che Marquis ci offre sono interessanti ed il linguaggio utilizzato è piacevole e spiritoso.

Qualunque sia la nostra posizione nella società il nostro ego tende a straripare ed occupare ogni nostro pensiero, ed a quel punto ogni nostro pensiero comincerà con un assillante Io, Io, Io.

Concentrati su noi stessi finiremo col non pensare che a noi, perdendo importanti occasioni di interazione con la realtà, proprio come un criceto che persevera nella sua corsa dentro la ruota, tanto ostinata quanto inutile e faticosa.

La prevalenza dell’ego sul pensiero, in una società veloce e competitiva come la nostra, è pericolosa perché porta ad uno stato di assillante vigilanza, per cui ogni segnale che ci proviene dall’esterno è letto come minaccia cui reagire con ostilità e preoccupazione, la conseguenza di questa negatività non può che essere un pesante stato di stress.

La soluzione è semplice: ferma il criceto.

I mezzi suggeriti dall’autore sono in parte rivisitazione in parte riproposizione di varie espressioni di saggezza che nei secoli sono state dedicate a questo tema, da ispirazioni Zen a filosofie riflessive, il noi invece dell’io, il piacere di non essere protagonista ma spettatore.

Il passaggio forse più originale sta però nel proporre una “decrescita personale”, decisamente in contrasto con una cultura prevalente che ci suggerisce un percorso di continua crescita ed arricchimento della personalità, come strumento di affermazione nel mondo del lavoro, degli studi e nella vita privata.


E’ evidente che questo invito ad essere più piccoli e magari più proporzionati alla realtà, più modesti ma anche più sereni, strizza l’occhio a quell’altra decrescita felice che qualcuno ha proposto come mezzo per correggere le storture di un mercato che ha come unico obbiettivo l’espansione.

Le due decrescite si ritrovano in un indimenticabile discorso tenuto da Robert Kennedy nel 1968, tre mesi prima della sua tragica fine: il PIL misura tutto, tranne ciò che rende la vita davvero degna di essere vissuta.

Lo sfortunato statista citava, a sua volta, il premio Nobel Simon Kuznets che pur avendo dedicato tutti i suoi studi agli indicatori economici come utili strumenti di governo, ammoniva sull’incapacità del PIL di misurare benessere e felicità.

Le cose semplici ed utili spesso si dimenticano.

Bibliografia consigliata

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