Overthinking: quando la mente corre più veloce della realtà Il suo costo invisibile e l’impatto sul lavoro e nella vita

Overthinking: quando la mente corre più veloce della realtà

Il suo costo invisibile e l’impatto sul lavoro e nella vita

di Laura Catucci

L’animo matura nell’ora della decisione.
Accade così che, arrivati all’orizzonte,
ci si accorga che la nostra mente ha corso troppo,
più del nostro corpo.

Laura Catucci 

🎯 In questo articolo:

  • Come il pensiero eccessivo può trasformarsi in un loop difficile da interrompere.
  • Il rapporto tra overthinking, ruminazione e difficoltà di concentrazione.
  • Le possibili conseguenze sul lavoro, sulle decisioni e sulle relazioni.
  • Il ruolo di stress, insicurezza e sensibilità nel rimuginio.
  • Il passaggio verso punti di vista alternativi e una maggiore capacità di problem solving.

Quando il pensiero diventa un loop

Prendere una decisione implica pensare, riflettere, giungere ad accordi, conclusioni e ragionamenti. Così il nostro cervello entra in un vortice di equazioni e in un loop infinito, senza sosta.

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Spesso ci preoccupiamo troppo, vogliamo che vada tutto bene. In alcuni casi pretendiamo abbastanza, in altri vogliamo semplicemente essere impeccabili, dimostrare che possiamo farcela, in ogni caso.

Pensiamo in maniera eccessiva: il nostro corpo è fermo, la nostra mente è arrivata all’altro capo del mondo. Poi, finalmente, diciamo basta, ci fermiamo un attimo, facciamo una pausa, ma poi ricominciamo a pensare e a riflettere.

Diventiamo impulsivi, arriviamo alla fatidica conclusione e poi sconvolgiamo nuovamente i piani, ricominciando a ragionare. Magari spostiamo il baricentro del nostro finale su un nuovo modo di pensare.

Il nostro cervello funziona come una macchina e, se attiviamo i pensieri, attiviamo anche il meccanismo che lo alimenta. Ma se i pensieri si ripetono finiamo quasi col perdere il controllo della nostra mente: cadiamo in quello che alcuni definiscono overthinking.

Overthinking, ruminazione e difficoltà di concentrazione

Accade che non riusciamo più a concentrarci su altro. Al lavoro siamo distratti, produciamo meno del solito e del dovuto e ogni cosa si riflette su quell’unico problema o ragionamento.

Si parla di ruminazione: il rimuginio genera i “e se invece?”, “se avessi” o “se non avessi”, catapultandoci in fallimenti, insuccessi e tristezze, discostandoci dalla realtà e da possibili conclusioni sensate.

I pensieri diventano sempre più intrusivi e ci portano ad avere meno fiducia. Non ci orientano verso possibili soluzioni, ma aggrediscono la nostra mente e si rivelano inutili e inefficaci.

L’impatto dell’overthinking sul lavoro e sulle relazioni

L’overthinking ci assale soprattutto quando siamo stressati. Possiamo immaginare, per esempio, una situazione lavorativa in cui abbiamo una notevole mole di lavoro, un monte ore non indifferente, un ambiente tossico oppure un colloquio da sostenere per il quale non ci sentiamo pronti emotivamente.

La nostra mente genera ansia: speriamo di farcela, ma continuiamo a interrogarci con pensieri come “ma se…?” o “speriamo che…”.

La nostra insicurezza, in verità, ci rende fragili, si nutre di negatività ed è anche la nostra sensibilità e incertezza a distoglierci dai pensieri positivi.

Il conflitto interno che genera l’overthinking si rivela sia nella vita di tutti i giorni sia nelle relazioni, sia in ambito professionale, perché non siamo rilassati ed emerge quel lato sensibile che vorremmo invece mantenere riservato.

Dal rimuginio a nuovi punti di vista

Un ambiente sano, non contornato da futili pettegolezzi, tecniche di mindfulness, felicità interiore, gioie e glorie inaspettate, maggiore fiducia in sé e ritmi lavorativi sostenuti riducono notevolmente il pensare troppo e male, e dal rimuginio nasce il problem solving.

Prendiamo in mano il controllo della nostra mente e allontaniamo le convinzioni drastiche. I nostri ragionamenti si affacciano così su punti di vista alternativi e su nuove valutazioni, guidati meno dall’ansia e non più prigionieri di noi stessi.

Il peso della scelta e il richiamo a Kierkegaard

L’uomo può finire per pensare troppo, e il più delle volte accade proprio così, ma:

“Può avere anche preoccupazioni e dolori talmente sconfinati da seguirlo forse per tutta la vita, e questo può anche essere bello e vero, ma malinconico l’uomo lo diventa solo per colpa propria”.

Lo sosteneva Kierkegaard nelle sue tesi sull’esistenzialismo, ricordando che l’essere umano si perde nel dubbio costante e che quindi pensare continuamente serve soltanto a rimandare la decisione. In Aut-Aut il peso della scelta porta a riflettere all’infinito, paralizzando.


Questo articolo è offerto da:

Laura Catucci

HR con passione per le Risorse Umane, costantemente aggiorno la mia formazione seguendo corsi nell'ambito management e della gestione del personale. 

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Glossario

Overthinking: tendenza a soffermarsi ripetutamente sugli stessi pensieri, problemi, possibilità o decisioni.

Ruminazione: ripetizione persistente di pensieri, spesso concentrati su eventi, difficoltà o conseguenze negative.

Rimuginio: processo mentale caratterizzato dal tornare più volte sulle stesse preoccupazioni o ipotesi.

Pensieri intrusivi: pensieri che emergono involontariamente e possono interferire con l’attenzione rivolta ad altre attività.

Mindfulness: pratica orientata a portare attenzione al momento presente e alla propria esperienza.

Problem solving: processo attraverso il quale si analizza un problema per individuare possibili soluzioni.

Stress lavorativo: condizione di tensione collegata alle richieste e alle condizioni percepite nel contesto professionale.