Il ruolo dell’autostima nella produttività aziendale

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Il ruolo dell’autostima nella produttività aziendale

di Antonio Signorello

Bravo!“; “Continua cosi!“; “Sei un fenomeno!“.

Cosa rappresentano queste affermazioni? Li ritroviamo generalmente in azienda quando abbiamo condotto bene il lavoro. Sembrano frasi di circostanza, ma in realtà alimentano la fiamma dell’autostima.

Se prendiamo la letteratura psicologica, troviamo la definizione di tale concetto, intendendo con ciò la valutazione della propria persona, incluse competenze, capacità, background.
L’autostima può essere positiva, quindi un soggetto sicuro della persona che è diventata, ma anche negativa, dove si chiedono continue conferme all’ambiente esterno.

Le persone con una bassa autostima si configurano con un profilo di bassa motivazione, infelicità, procrastinazione dei propri errori, non riconoscendo i propri pregi, mentre al contrario chi ha una sana autostima è motivato, sa quali sono sia i pregi che i difetti.

L’infanzia rappresenta il periodo in cui inizia la costruzione della fiducia in sé stessi e che poi continua per tutta la nostra esistenza.

Un ambiente sano, contribuisce al consolidamento della fiducia in sé stessi, quindi si traduce in un aumento della propria produttività e raggiungimento degli obiettivi.
L’azienda ponendo il dipendente di fronte ad una situazione di problem solving, permette al dipendente di mettere in pratica la stima di sé stessi, innescando competenze trasversali che magari l’individuo aveva lasciato latenti, data la bassa autostima che si ha delle proprie capacità.

Il presente contributo analizza come l’autostima gioca un ruolo fondamentale nella produttività aziendale quotidiana, grazie anche al benessere psicologico (ad esempio il work life balance che negli ultimi due anni ormai ha preso piede). D’altronde se l’individuo si trova bene, nasce in circolo una componente di emozioni positive che giovano a tutti.

Le variabili del benessere psicologico

Il benessere psicologico da qualche anno è entrato di scena in azienda, ma cosa si intende per benessere?
Sicuramente non è una condizione in cui non si sta male, anzi, secondo l’OMS è uno stato di armonia, una sorta di equilibrio interiore, fisico e mentale.
Se stiamo bene con noi stessi, sia mentalmente che fisicamente rendiamo di più, sia nella vita privata che professionale.

Il nostro benessere psicologico, è influenzato da varie variabili, vediamone alcune:

  • Autostima ed accettazione di sé: dobbiamo vederci come una persona con pregi e difetti, che nella vita si può migliorare, dobbiamo far valere le competenze e conoscenze che abbiamo acquisito, appreso e maturato;
  • Relazioni positive con gli altri: quando ci interfacciamo con l’esterno, dobbiamo essere noi stessi, con pregi e difetti;
  • Ambiente sano: una realtà salubre, conduce alla probabilità di maggiore benessere, quindi probabilità di portare a termine gli obiettivi che ci sono stati assegnati;
  • Personalità: una personalità fragile, soggetta a cadute, farà fatica prima di arrivare ad una condizione di omeostasi, facendo riferimento al concetto di benessere psicologico, ad esempio.

Ogni individuo ha delle fragilità, la differenza sta nel saper leggerli, o meglio, adottare uno stile comunicativo dai toni pacati, gentili e che facciano sentire la persona a suo agio, solo cosi evitiamo di far precipitare la situazione, che, nella peggiore delle ipotesi, porterebbe alla resa del dipendente che abbiamo magari assunto in azienda di recente.

La fiducia rientra anche tra le variabili, perché, una volta che abbiamo dato una buona immagine di noi, sia i colleghi che il capo cercheranno (non in tutte le realtà avviene) di non far crollare la dimensione del benessere psicologico che ci appartiene.

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Autostima in azienda: come alimentare la fiducia tra i colleghi e il capo

La produttività, il raggiungimento degli obiettivi assegnati, la proattività, le strategie adottate ci accreditano come professionisti validi, dando un’immagine positiva di noi stessi attivando un’autostima positiva.

La fiducia è fondamentale, perché permette di operare in autonomia e l’assegnazione crescente di compiti e/o ruoli di diversa natura e tipologia. Come una fiamma va alimentata giorno dopo giorno mantenendola sempre viva.

Come alimentare la fiducia?

  •  Comunicazione: le relazioni sono fondamentali, parlare tra colleghi, con il proprio capo, anche davanti un caffè, permette di confrontarsi, di analizzare la situazione reale.
    Più si è sinceri, ponendo la realtà così com’è, maggiori sono le probabilità di acquistare punti in fiducia;
  • To do list: organizza quotidianamente gli obiettivi che vuoi raggiungere, comunica le strategie ed azioni che hai pensato. In tal modo emergono proattività, impegno e perseveranza;
  • Gentilezza: essere disponibili e gentili sia con i colleghi che con il nostro superiore;
  • Adattamento: ogni ambiente di lavoro presenta insidie, difficoltà ed ostilità, l’adattamento (veloce) si inserisce come protagonista favorendo la nostra autonomia nell’operatività quotidiana.

In conclusione, se fino a qualche anno fa i numeri contavano nel lavoro, oggi non basta: intelligenza emotiva, empatia e benessere psicologico sono soft skills utili in qualsiasi contesto, tanto è vero che le aziende valutano i dipendenti anche per questi aspetti, che fino a poco tempo fa apparivano assenti o poco valutati.

 

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Antonio Signorello
Mi definisco una persona proattiva, empatica e amante delle collaborazioni professionali. Appassionato del mondo delle risorse umane, mi interfaccio continuamente con esperti startupper in tema di new business. Con un approccio pragmatico, il mio obiettivo è quello di crescere sempre di più e di conoscere tutti gli aspetti dell'ambito HR.

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