Smartworking: libertà o prigione?

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Smartworking: libertà o prigione?

di Silvia Bica

Vorrei analizzare una tematica che caratterizza le giornate di molti di noi: lo smartworking.

La pandemia ci ha insegnato ad “apprezzare” molto di più rispetto al passato questa nuova modalità di lavoro che spesso ci permette di conciliare la nostra vita privata con quella lavorativa.

La domanda sorge spontanea: vogliamo davvero passare la nostra vita ulteriormente davanti ad uno schermo?

Che tu sia uno studente o un lavoratore credo che almeno una volta ti sia posto questo quesito.

È scientificamente provato che l’essere umano è un animale sociale e che ha bisogno di interazioni fisiche per poter sopravvivere.

Perché lasciarlo, a volte obbligatoriamente, coltivare relazioni dietro uno schermo?

Sicuramente lavorare da casa presenta numerosi vantaggi: un netto calo del tasso di inquinamento, la riduzione dello stress derivata dal traffico e soprattutto maggiori attenzioni riguardanti la cura della famiglia, della casa e di noi stessi.

Per non parlare dei vantaggi lato azienda e procurement management: meno utenze da pagare e una vera e propria ottimizzazione dei consumi.

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Tuttavia, allo stesso tempo parliamo di una quasi totale sovrapposizione tra vita privata e lavorativa, con la seconda che finisce spesso ad invadere nocivamente la prima, portando non solo ad una rischiosa disponibilità continua (spesso sfociabile nel famoso burnout), ma anche al pericolo di veder annullate le possibilità di concedersi un momento di stacco e svago.

Care aziende, non ho la soluzione a questo “problema del secolo”, vi chiedo solo di riflettere su un’organizzazione della modalità di lavoro efficace ed efficiente non basandovi esclusivamente sul vostro profitto.

La salute fisica e mentale dei vostri dipendenti è una lotta importante da portare avanti.

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Silvia Bica
Laurea in Mediazione Linguistico Culturale e Master in Gestione e Organizzazione delle Risorse Umane. Ho lavorato come Recruiter per grandi player come Metlife, Honda, Adecco e al momento sono Talent Acquisition Partner all'interno di Alten Italia.

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In questo articolo Silvia Bica parla dello smartworking, dei suoi pro e dei suoi contro. La pandemia ha reso necessario lavorare da casa, portando a scoprire i vantaggi di questa modalità di lavoro: riduzione dell’inquinamento, meno stress legato al traffico e maggior attenzione alla cura della famiglia e di sé stessi. Tuttavia, lo smartworking comporta anche rischi, come la sovrapposizione tra vita privata e lavorativa, che può portare a burnout e alla mancanza di momenti di svago. Conclude invitando le aziende a riflettere su un’organizzazione efficace ed efficiente del lavoro, che tenga anche conto della salute fisica e mentale dei dipendenti, oltre che al profitto aziendale.

#smartworking #worklifebalance #aziende

 

“Lo #smartworking ha i suoi vantaggi, ma la sovrapposizione tra vita privata e lavorativa può portare a rischi per la salute fisica e mentale. Le aziende devono trovare un equilibrio efficace ed efficiente che tenga conto dei dipendenti oltre al profitto.

#worklifebalance #aziende

One thought on “Smartworking: libertà o prigione? | Silvia Bica

  1. Articolo utile e interessante che presenta bene entrambi i lati della questione. Lo smartworking ha sicuramente sia vantaggi che svantaggi.

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