L’attenzione all’ascolto, come il Recruiter si può salvare

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L’attenzione all’ascolto, come il Recruiter si può salvare!

di Antonio Signorello

Da anni nel mondo del lavoro si assiste ad una lotta tra Recruiter e Candidato, dove il secondo accusa il primo di mancanza di feedback, mentre il primo di risorse che scompaiono dopo l’avanzamento di una proposta lavorativa.

L’unica certezza all’interno di questa leggendaria diatriba è la comunicazione che permette alla risorsa di valutare la proposta lavorativa e al Recruiter di carpire se le caratteristiche possedute dalla risorsa che ci troviamo davanti, si sposano con le ideologie di una determinata company.

Il titolo “Attenzione all’ascolto, come il recruiter si può salvare”, nasce dalla riflessione ad un post lanciato su Linkedin da Davide Caiazzo, che testualmente diceva di porre domande inutili ed ascoltare la persona che ci troviamo di fronte. Chi avrà ragione?

In questo specifico caso vince nettamente la risorsa, questo per vari motivi:

  • alcune domande poste non hanno senso;
  • fretta di riportare le risposte, si assiste ad una veloce scarna intervista raccolta dati.

La risorsa reagisce timorosa, diffidente, apatica verso quella determinata company, dove magari si è fatto un bel lavoro di employer branding.

Questo contributo pertanto vuole essere una guida su cosa valorizzare durante un colloquio e le informazioni inutili che tranquillamente possiamo tralasciare.

Tra le soft skills utili troviamo l’ascolto, l’empatia (intelligenza emotiva), mentre tra le competenze professionali, la capacità di esporre in maniera sintetica e chiara le esperienze pregresse maturate in svariati contesti lavorativi.

In conclusione parlare con le persone è fondamentale per evitare di aggiungere ulteriori problematiche che peggiorano il processo di selezione in corso.

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Ascolto ed empatia, il ruolo nella selezione

L’ambiente di lavoro soprattutto quello odierno è l’ambito in cui si manifesta con maggior importanza il ruolo delle competenze trasversali, in primis l’intelligenza emotiva.

Lato Recruiting quando abbiamo una risorsa davanti dobbiamo adottare uno stile volto all’attenzione verso due soft skills, ascolto ed empatia.

Snocciolando l’essenza dell’empatia, riguarda la capacità di leggere il mondo esterni della risorsa con i nostri occhi, che passa per la via della costruzione di un patto di fiducia con la persona che abbiamo di fronte.

Con l’ascolto invece partecipiamo attivamente al processo di selezione, riuscendo ad intercettare le informazioni per noi utili.

Ad es: “ come stai”, “ raccontami cosa ha fatto in quella determinata esperienza”, piuttosto che altre domande devono far stare a proprio agio la risorsa, per questo la comunicazione da adottare va studiata prima, se non vogliamo che ci rimetta il nostro employer branding.

Chi ascolta, ha una marcia in più, come mai?

  • guarda il vissuto della risorsa;
  • capta quali sono i desideri della risorsa;
  • favorisce la fluidità della comunicazione da entrambi le parti;
  • permette alla risorsa che abbiamo di fronte di non aver la percezione di essere sminuita.

Ascolto ed empatia hanno un ruolo preponderante ancor prima delle primissime fasi delle selezione, il CV racconta le esperienze professionali, mentre con l’ascolto possiamo appurare che le informazioni siano veritiere o non e conoscere tutte le dinamiche ci sorreggono le esperienze professionali maturate nel corso della vita.

Accogliere la risorsa mettendola a suo agio, indagare le informazioni per noi utili ascoltando rappresenta il flusso positivo che caratterizza l’iter di selezione a prescindere dal profilo che vogliamo inserire in azienda.

Come il Recruiter può umanizzare il processo di selezione?

Il Processo di selezione si compone di due attori come saputo, Recruiter e Candidato, entrambi si conoscono per capire se vi è affinità per quella determinata posizione di lavoro.

La conoscenza e l’apertura del candidato nei nostri confronti non è scontata, in quanto come si comunica si inserisce all’interno del processo stesso.

Se adottiamo uno stile comunicativo totalmente autoritario rischiamo magari di aver davanti il candidato ideale, ma con il nostro atteggiamento lo abbiamo perso
Il Recruiter pertanto deve essere in prima linea una persona empatica, in grado di rendere tutto il processo umanizzante.

Come il Recruiter può umanizzare l’iter?

Empatico e disponibile: deve essere in grado sia di presentar sé stesso ma anche accogliere le esperienze che le risorse sono pronte a raccontarci, tenendo bene in mente di focalizzarci soltanto su quello che ci serve;

Abbattere la formalità: iniziare il discorso con un del tu, piuttosto che del lei, oppure porre domande rompighiaccio ci consente di acquisire la fiducia del candidato che ci troviamo di fronte;

Porre domande con logica: le domande devono aver un senso connesso alle competenze che dobbiamo approfondire, per cui restano fuori le domande che ledono la sfera personale della risorsa.

Infine l’ascolto, questa parola con cui abbiamo aperto il contributo, necessario carpire in maniera attiva le informazioni che ci trasmette la risorsa, calibrando la nostra valutazione a seconda del singolo caso.

D’altronde non tutte le risorse e le competenze sono uguali.

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Bibliografia consigliata:

 

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Antonio Signorello
Sono un Digital HR e Psicologo del lavoro iscritto all'Ordine della Regione Sicilia, sostenitore del digital & dello Smart working. Ad oggi mi occupo di selezione e gestione profili ICT Mi definisco una persona proattiva, empatica e amante delle collaborazioni professionali. Appassionato del mondo delle risorse umane, mi interfaccio continuamente con esperti startupper in tema di new business.

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