Il Green HR tra business sostenibile e motivazione dei collaboratori

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L’HR si tinge di verde

Il Green HR tra business sostenibile e motivazione dei collaboratori

di Valentina Murace

La funzione HR è in costante mutamento e non soltanto per via dell’inevitabile trasformazione digitale. Negli ultimi anni si sta diffondendo un ambito dell’HR Management sempre più verde, il colore della sostenibilità che fa il suo ingresso nel mondo del business, trasformandone valori e pratiche.

Con il termine Green HR si indica l’ambito delle risorse umane che ha come scopo quello di espandere il proprio ruolo nel supportare l’organizzazione verso il raggiungimento di obiettivi sostenibili. Sotto questa nuova prospettiva, quindi, il compito dell’HR Manager è quello di stimolare l’uso sostenibile delle risorse al fine di preservare l’ambiente. Così facendo, il Green HR si focalizza sullo sviluppo, l’implementazione e il mantenimento di tutte le attività che mirano a trasformare i collaboratori nei primi sostenitori degli obiettivi green. Che si tratti di selezione, gestione delle performance o formazione e sviluppo, nella gran parte dei casi le ricerche hanno dimostrato che il coinvolgimento dei dipendenti in iniziative sostenibili è direttamente associato a maggiori livelli di engagement all’interno dell’organizzazione.

Riconfigurare l’HR in un’ottica più green, quindi, può rappresentare una leva importante per le organizzazioni, poiché permette l’allineamento degli obiettivi individuali con quelli organizzativi, consente all’azienda di acquisire un valore aggiunto rispetto ai competitor e incrementa le possibilità di essere identificati dai lavoratori come employer of choice. Per ogni azienda, infatti, non esiste un modo migliore per curare la brand reputation se non quello di fare affidamento sui propri collaboratori, che agiscono da veri e propri brand ambassador, promuovendo e condividendo la cultura, la vision e la mission dell’organizzazione.

Tuttavia, il percorso che conduce alla sostenibilità è tutt’altro che semplice. Inizia con una prima fase di inadempienza per poi proseguire con una di conformità, che conduce alla responsabilità sociale e, soltanto infine, alla totale sostenibilità dell’organizzazione. Gli sforzi per raggiungere questo obiettivo, però, sono giustificati dagli innumerevoli benefici derivanti dall’implementazione del Green HR. L’aumento della motivazione, un miglior engagement e una più salda fiducia da parte dei collaboratori che lavorano all’interno di un contesto sostenibile sono solamente alcuni dei vantaggi più evidenti, senza dimenticare l’importanza che questi elementi possono avere sulla riduzione del turnover e, quindi, dei costi.

Il cambiamento verso pratiche di business sostenibili vede la funzione HR svolgere un ruolo di primo piano: guidare il cambiamento all’interno dell’organizzazione, allineando i suoi processi agli obiettivi sostenibili e aumentando la consapevolezza dei dipendenti nei confronti della sostenibilità. Per farlo, è necessario creare delle sinergie tra la missione strategica dell’organizzazione, volta alla trasformazione in una realtà sostenibile, e la necessità di fornire gli strumenti utili a tutti i collaboratori e agli stakeholder, soprattutto affinché i primi possano incorporare e implementare questo obiettivo nelle attività svolte quotidianamente.

A livello pratico, una delle tante modalità per attuare questa transizione al green della funzione Risorse Umane è quella che permette di orientare la selezione verso quei candidati che abbiano una buona consapevolezza ecologica, consci del loro impatto sull’ambiente non soltanto nella vita privata, ma anche nel contesto lavorativo. Parallelamente, il sistema degli incentivi può costituire un ulteriore elemento utile, nel caso in cui questi ultimi siano rivolti a collaboratori e fornitori che nella loro attività lavorativa contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi sostenibili definiti dall’organizzazione. L’adozione di un mindset più green, inoltre, è colto favorevolmente anche dagli stakeholder esterni, nella misura in cui desiderano intessere relazioni e creare cooperazioni con realtà etiche e apprezzate dalla comunità nel senso lato per il loro impegno nei confronti della sostenibilità.

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Un ruolo sempre più importante in questo contesto è svolto dal modello Triple Top Line (TTL), che mira a creare un prodotto a zero impatto sul mondo, sia dal punto di vista sociale sia ecologico. Sebbene anche per questo modello l’equità, l’ecologia e l’economia siano elementi imprescindibili per attuare il cambiamento di paradigma, il modello TTL pone l’enfasi sull’importanza della tutela dell’ambiente e sull’esigenza di creare un prodotto che sia riciclabile e riutilizzabile. Inoltre, a differenza del modello Triple Bottom Line (TBL), del “fare di più con meno” o del “fare le cose nel modo giusto”, l’obiettivo del modello TTL è quello di fare le cose giuste. Piuttosto che minimizzare le conseguenze negative sull’ambiente, si parla di massimizzare l’impatto positivo che le attività economiche possono avere sull’ambiente e sulla società. Di conseguenza, si tende a parlare di Sustainable Return on Investment (S-ROI), che consente di calcolare il valore sociale aggiunto e di comunicare i risultati sociali ed economici, garantendo una maggiore trasparenza da parte dell’organizzazione. In questo contesto, dunque, la sostenibilità protegge e massimizza i benefici della nota strategia 3P (Planet, People and Profit), in quanto implica che ogni azienda misuri il proprio livello di sostenibilità sulla base di parametri di natura economica, sociale e ambientale. Solo in questo modo sarà in grado di dimostrare la propria capacità di rendere compatibili le ragioni del profitto con i vincoli ambientali e le istanze sociali, nel rispetto degli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione.

I quattro pilastri della sostenibilità, quindi, fanno riferimento a quattro aree differenti:

  • la sostenibilità etica, che mira a mantenere e migliorare il capitale umano all’interno della società;
  • la sostenibilità sociale, che tende a preservare il capitale sociale, investendo e dando vita a servizi di riferimento per la società;
  • la sostenibilità economica, nella maniera in cui cerca di mantenere intatto il capitale e di migliorare lo standard di vita;
  • la sostenibilità ambientale, che si sforza di migliorare il benessere delle persone attraverso la protezione del capitale naturale. 

Un’azienda sostenibile, dunque, è quella che sviluppa un approccio pianificato in maniera strategica e che incorpora i principi della sostenibilità all’interno di ogni fase del processo decisionale. Dal punto di vista delle risorse umane, poi, il suo obiettivo è quello di giungere al coinvolgimento strategico di tutti i collaboratori, affinché possano attivamente contribuire al cambiamento e al raggiungimento degli obiettivi sostenibili. Ancora una volta, quindi, il significato emotivo che le persone attribuiscono alla tematica in questione è determinante per garantire un’efficace transizione al nuovo paradigma. Solamente se il vertice supporta la strategia votata alla sostenibilità sarà possibile trasformare l’approccio green in un verso e proprio valore cardine della cultura aziendale.

 

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Valentina Murace
Neolaureata del corso di laurea magistrale in Economia e Management Internazionale con una tesi sull'Intelligenza Emotiva applicata alla gestione delle risorse umane nell'Industria 4.0. Attualmente frequento un master executive in gestione delle risorse umane, essendo da sempre appassionata al tema e fortemente convinta nella valorizzazione del personale quale vantaggio strategico di ogni azienda.