Measurement Madness- Recognizing and Avoiding the Pitfalls of Performance Measurement | di Dina Gray, Pietro Micheli, Andrey Pavlov

Measurement Madness

Recognizing and avoiding the pitfalls of performance measurement

di Dina Gray, Andrey Pavlov, Pietro Micheli

Recensione di Fabrizio Benassi 

Fabrizio Benassi su RisorseUmane-HR.it

Ammetto, il libro l’ho comprato due giorni fa, ma non l’ho ancora letto. Il fatto è che tratta un tema molto interessante e promette molto bene.

Ho deciso allora di fare la recensione alla recensione, scritta da Pietro Ichino e apparsa sul Corriere della Sera del 6 gennaio [link]

Il libro è scritto da tre docenti universitari inglesi, Dina Gray, Andrey Pavlov e Pietro Micheli, l’ultimo di evidente origine italiana, che hanno dedicato gran parte del loro tempo allo studio della misurazione delle performance e hanno deciso di far conoscere a tutti gli errori, le insidie, le stranezze e le follie incontrate nel corso delle loro osservazioni “sul campo”.

Il tema è estremamente interessante perché, chi conosce le difficoltà di realizzare sistemi efficaci di valutazione delle performance, sa che uno dei passaggi più difficili è quello all’inizio di tutto il processo, ovvero l’identificazione degli obiettivi: organizzativi, di team e ancor più individuali.

Sappiamo anche che, per sopravvivere al problema, bisogna scordarsi la parola “perfezione” e adottare con convinzione la parola “approssimazione”, altrimenti il rischio è quello di non fare nulla.

Ritorno così alla recensione di Pietro Ichino. Chi non lo conosce alzi la mano! Un pilastro del diritto italiano, che ha dedicato forse più di 20 anni alla riforma del lavoro in Italia e oggi, al termine di un lungo e faticoso processo politico, ha visto gran parte delle sue decennali proposte (una fra tutte il suo testo unico sul lavoro) finalmente applicate attraverso il Jobs Act, un testo al quale ha dato un contributo determinante pur lavorando dietro le quinte.

Ichino constata che “Ci sono Paesi come il nostro dove si fanno le barricate contro l’idea di tradurre la qualità del lavoro in indici quantitativi, per poter misurare la prestazione e quindi valutarla”.

Questo punto è fondamentale.

E’ il tema del merito lavorativo individuale che in Italia, per ragioni che non approfondiamo, è avversato dalla cultura dominante di chi non ama farsi misurare, sia nel privato ma soprattutto, come ben sappiamo, nel pubblico impiego.

Ichino ci suggerisce la lettura del libro anche perché, il nostro, è un paese di principianti che, sul tema, può beneficiare degli errori altrui e guardare con beneficio alle “decine di casi di uso della misurazione della performance avventato, sprovveduto, inerziale, opportunistico, furbesco, o inconsulto” che i tre studiosi hanno registrato nel corso dei loro approfondimenti.

Sono certo che qualsiasi professionista delle risorse umane troverà materiale utile per migliorare le proprie attività, scorrendo le pagine di questo interessante testo, per ora solo in lingua inglese.

Mi permetto solo di aggiungere, che è certamente vero che imparare dagli altri ci potrà essere utile per colmare il gap culturale che ci separa da altri paesi ma, al contempo, spero non diventi l’ennesima occasione per aprire una sterile discussione ascoltata tante volte, sia all’interno delle organizzazioni che nel dibattito pubblico italiano.

Lo scopo, purtroppo, è spesso solo quello di trovare alibi per tutti coloro che ancora si ostinano a pensare che non sia necessario avere un sistema, seppur imperfetto, di valutazione del proprio lavoro.

Buona lettura,

Bibliografia consigliata

Fabrizio BenassiFabrizio Benassi su RisorseUmane-HR.it

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