Il pensiero laterale- la competenza più richiesta dai recruiter

 

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Il pensiero laterale: la competenza più richiesta dai recruiter

di Angela Antonia Faccilongo

Quante volte leggendo le competenze richieste in una Job description o quelle presenti in un Cv ci siamo imbattuti nella voce “Problem solving”? Domanda banale, risposta ovvia: Tante!

Il problem solving sappiamo essere la capacità di risoluzione dei problemi, ed è una delle competenze più richieste ad una risorsa in quasi ogni campo professionale. Il problem solving può richiedere un pensiero verticale ed esperienziale, ciò significa che ad un dato problema il nostro cervello fa capo ricorrendo alle proprie conoscenze e soprattutto alle proprie esperienze, a schemi mentali già sperimentati e risultati vincenti nel passato.

Tuttavia non sempre è così semplice, le situazioni quotidiane e quelle lavorative possono presentarci problemi più complessi di quelli che richiedono una risoluzione logica, richiedendoci un altro tipo di ragionamento, un modo di pensare “fuori dagli schemi”, l’utilizzo di un pensiero laterale.

Non di rado può capitare che il pensiero analitico risulti essere insufficiente e/o inefficace, in quanto, scomporre il problema nella moltitudine di parti da cui esso è costituito e analizzarlo dettagliatamente, può provocare dei momenti di stasi, dei blocchi insormontabili davanti ai quali, con la logica, non si riesca a giungere ad alcuna soluzione.

E’ qui che entra in gioco l’importanza di un pensiero alternativo, un pensiero creativo e divergente e che Edward de Bono ha identificato come Il pensiero laterale.

Lo psicologo ha distinto quest’ultimo dal pensiero verticale definendolo come un pensare diversamente, un pensare osservando il problema da diverse angolazioni e ricercando non soluzioni standardizzate attraverso deduzioni quasi matematiche, ma cercando di creare idee, le quali possono rivelarsi vincenti per la risoluzione del problema.

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A tal proposito Edward de Bono ha offerto alcune creative tecniche psicologiche per imparare ad allontanarsi per un po’ dal proprio modo di guardare i problemi per assumere un tipo di pensiero diverso dal proprio.

Una di queste tecniche ha una forte componente ludica, si mostra una tra le più divertenti e ritengo possa essere utilizzata proficuamente anche all’interno dei team building e dei briefing aziendali.

Essa prende il nome de “Il metodo dei sei cappelli” in cui a diverso colore di cappello corrisponde diverso tipo di ragionamento e diverso stile comunicativo.

I sei cappelli colorati di De Bono sono:

  • cappello bianco: Razionalità, ci insegna a vedere le cose in maniera oggettiva ed obbiettiva, raccoglie i dati;ù
  • cappello nero: Negatività, ci insegna a tenere conto dei rischi, di ciò che potrebbe andare male, degli eventuali pericoli ed imprevisti;
  • cappello verde: Creatività, spinge ad oltrepassare i confini, ad essere originali, innovativi e creativi;
  • cappello rosso: Emotività, ci permette di “sentire le cose”, è la visione passionale ed emozionale della realtà che ci permette altresì di comprendere le emozioni degli altri;
  • cappello giallo: Ottimismo, è una logica positiva, ci permette di vedere ciò che realisticamente potrebbe andare bene;
  • cappello blu: Controllo, rappresenta l’equilibrio, il controllo e l’autocontrollo.

Ma perché vi ho parlato di questa tecnica? Semplice! Perché per essere un ottima risorsa, un candidato con quel quid in più capace di fare la differenza, è necessario imparare a pensare meglio.

Spesso quella che viene richiesta non è tanto la capacità di risolvere il “problema” ma l’abilità di generare “soluzioni” e questo ha a che fare con la flessibilità, la creatività, l’originalità e il pensiero critico che rendono possibile uscire dai nostri schemi mentali, acquisire una migliore capacità di “decision making”, nel senso di prendere le decisioni migliori, e infine di migliorare anche la qualità del proprio rendimento e della propria produttività.

Vi è capitato che ad un colloquio vi chiedessero quali fossero i vostri hobby, di parlare di un vostro fallimento o una vostra paura? Ecco, sappiate che non è pura curiosità dei recruiter ma è l’occasione per sfoggiare il vostro pensiero laterale, in quanto attraverso domande come le precedenti essi sono in grado di valutarlo.

Ora che sappiamo che si può “imparare a pensare meglio” non ci resta che allenarci!

Libri consigliati:

 

Questo articolo è offerto da:

Angela Antonia Faccilongo
Laureata in Scienze pedagogiche e della Progettazione educativa con una forte passione per le Human Resources. Credo che le persone meritino attenzione durante la propria collocazione lavorativa affinché ognuno possa trovare il proprio posto ed esprimere, insieme alla propria professionalità, sé stesso. Il recruiting deve caricarsi anche di una valenza educativa, non può limitarsi al business.