Training & Coaching in azienda

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Training & Coaching in azienda

Un viaggio nel mondo delle Faculty docenti all’interno delle Corporate University

di Stefanie Marianne Marchese – Together

 

Training & Coaching in azienda“Learning by the leaders”

Con questo claim trova la sua sintesi il percorso di nascita delle Faculty, corpo di docenti e professionisti interni a realtà aziendali di medie e grandi dimensioni e a Corporate University.

Proponiamo oggi un breve estratto dalle indagini condotte dall’Osservatorio e-learning di Asfor, riguardo al coinvolgimento di Manager e dipendenti nei processi di formazione aziendale, e da un interessante report pubblicato in Quaderni di Management a cura di Salvatore Garbellano sul training & coaching in azienda.

Partiamo dal principio

Oggi più che mai si avverte una necessità condivisa: garantire processi di formazione interni ai contesti lavorativi, tenuti dallo stesso personale dipendente e dai manager aziendali, al fine di trasmettere e promuovere tanto le competenze tecniche quanto i fondamenti valoriali, le best practices e il patrimonio genetico dell’impresa. I dipendenti sono coinvolti attivamente o passivamente in ciò che viene definito life-long-learning, percorsi di formazione continua, tenuti in linea orizzontale o verticale da colleghi operanti in settori specializzati.

In ambiti in cui il know-how viene ritenuto strategico, gli specialisti vestono i panni degli insegnanti, pur non configurandosi come formatori di professione. Obiettivo è quello di condividere a tutti i livelli un sapere ritenuto strategico, creare percorsi di compartecipazione delle conoscenze, generare un clima aziendale positivo e controllare il trasferimento delle competenze in linea con la brand identity aziendale. Sono previsti corsi di aggiornamento e supporto al training on the job per tutti coloro che, pur operando come tecnici di settore, devono cimentarsi con il trasferimento di know how specifici a livelli eccellenti.

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Chi fa parte di una Faculty, oltre allo svolgimento delle normali attività quotidiane, viene ritenuto idoneo alla diffusione di conoscenze e competenze rare e distintive. Al contempo, si richiede al docente di condividere il complesso insieme di valori e di significati insiti nel sistema aziendale.

Dai docenti professionisti al coinvolgimento della linea produttiva

Coaching e progettazione dell’attività formativa non sono più considerate solo attività a carico di docenti professionisti. La scelta di coinvolgere i responsabili dal business comporta dei vantaggi:

– riduzione dei costi di consulenza senza rinunciare alla profondità;

– concentrazione del know how su tematiche di interesse specifico;

– apprendimento diretto e indiretto.

Dall’osservazione dei manager, dalla coerenza tra valori dichiarati e praticati, dalla vita stessa all’interno di un determinato contesto professionale, derivano percorsi virtuosi di apprendimento ed emulazione.

Salvatore Garbellano descrive i manager come “agenti per l’apprendimento”. Questi possono configurarsi come:

– coach: in tutti quelli che vengono considerati processi di educazione informale. Le situazioni di lavoro sono di per sé occasione di apprendimento, il contesto fiduciario getta le basi per migliorare le competenze e correggere gli errori.

– diffusori: nelle situazioni in cui venga richiesta la comunicazione di metodologie, tecniche e strumenti manageriali. Spesso viene utilizzato il “metodo a cascata” per la diffusione di soft-skills e dei modelli di leadership.

– testimoni: la testimonianza viene ampiamente utilizzata come strumento di formazione. Testimoni sono generalmente dirigenti di azienda in grado di configurarsi come riferimento per l’intero corpo aziendale, esempio di integrità e di correttezza. Capacità di dialogo e utilizzo dello storytelling sono prerequisiti fondamentali.

– manager docenti: quando vengano svolti moduli e tenute lezioni d’aula, selezionando il formatore sulla base criteri gerarchici e livelli di responsabilità.

– knowledge expert: “specialisti della condivisione”, impegnati nella condivisione del sapere aziendale con docenze in aula e attività di coaching. Il criterio è legato alle competenze acquisite durante il percorso professionale.

Know how come essenza della competitività

Le Faculty interne alle diverse realtà aziendali vivono grazie alle competenze dei knowledge workers, specialisti e connettori, in grado non solo di eccellere nei settori di loro competenza; devono possedere doti narrative, divulgative ed empatiche. Si configurano come personalità carismatiche.

Le Faculty devono:

– presidiare il Know how coerentemente con gli obiettivi dell’azienda;

– creare famiglie professionali e comunità di pratica;

– valutare le competenze;

– definire processi di certificazione;

– garantire il coaching per il miglioramento delle competenze del personale interno ed esterno (formazione verso gli stakeholders – fornitori, clienti etc.)

– favorire lo sviluppo di una cultura aziendale sensibile alle tematiche della formazione e di community di area;

– prevedere iniziative di gamification e collaborative learning.

Accanto alla docenza interna, obiettivo sarà, sempre più, creare sistemi aperti e poco autoreferenziali, in cui possano instaurarsi meccanismi di scambio delle informazioni. Tessere relazioni con Scuole di Management, Università e Partner Aziendali non potrà che configurarsi come processo virtuoso per la qualità dei processi formativi.

Bibliografia consigliata

stefanie marianne marchese  Stefanie Marianne Marchese – Together

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