competenze trasferibili

 

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L’importanza delle competenze trasferibili

di Maria Balsamo

Uno dei più discussi e controversi dibattiti nella letteratura dell’organizzazione dei sistemi educativi fa leva sulla differenza tra la quantità di competenze acquisite e le “transferable skills”, ossia le competenze trasferibili che secondo Crossman e Clarke rappresentano un requisito fondamentale per aumentare le prospettive di impiego nel mercato del lavoro.

Nel 1998, Hillage e Pollard hanno definito l’idoneità lavorativa come “l’insieme delle conoscenze, delle competenze e delle attitudini coltivate e sviluppate nel corso del cammino educativo”. Questa definizione, tuttavia, è stata più volte rivisitata in chiave più moderna al fine di soddisfare i continui cambiamenti del mercato del lavoro. In particolare, l’idoneità lavorativa fa oggi riferimento ad un binomio che vede coinvolti da un lato le competenze acquisite e dall’altro lato gli aspetti di “flessibilità” che possono contraddistinguere un candidato rispetto a un altro avente un profilo accademico simile.

Gli studi di Clarke sull’importanza delle competenze trasferibili sono confermati dalle indagini dell’ “International Employee Barometer” (IEB)  e dell’ “World Economic Forum”.

Ci sono diverse modalità di definire e classificare le competenze trasferibili: definite spesso anche come “meta-competenze”, le competenze trasferibili sono insiemi di disposizioni ed attributi che contraddistinguono uno specifico candidato e che trovano applicabilità in macro-contesti anche molto differenti.

In particolare, le competenze trasferibili rappresentano una combinazione dinamica di attitudini cognitive, intellettuali e pratiche che permettono ad un candidato di adattarsi alle diverse sfide del mercato del lavoro.

Tra le competenze trasferibili è necessario annoverare la comunicazione, l’abilità di saper lavorare in gruppo, l’attitudine al problem solving, l’abilità di sapersi formare continuamente nello spirito del lifelong learning, la creatività e l’acume commerciale.

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E’ ormai noto che l’acquisizione di queste competenze permette agli studenti di prendere iniziative e contribuire positivamente ad architetture di successo. Per questo motivo, la definizione di idoneità lavorativa proposta da Hillage e Pollard non trova più applicabilità nel contesto lavorativo del futuro: un approccio creativo ad un nuovo problema vale più di una competenza specifica.

Molte delle competenze sviluppate nell’ambito dei Dottorati di Ricerca, ad esempio, possono essere largamente impiegate nel contesto del marketing: in generale, infatti, una persona con un Dottorato di Ricerca ha indubbiamente acquisito un notevole acume commerciale e una spiccata propensione alla comunicazione e al public speaking. Queste competenze trasferibili incarnano il significato più profondo di “know how” e si discostano, invece, dal “know that” configurandosi come le competenze chiave per la pianificazione di strategie d’azione in contesti diversi.

E’ noto che le competenze sviluppate nell’ambito di una formazione post-laurea, come nel caso del Dottorato di Ricerca, permettono ai giovani ricercatori accademici di risolvere problemi complessi come la scelta di una specifica tecnica di indagine per l’analisi dei materiali, la capacità di saper riflettere sulle migliori soluzioni per la riuscita di un esperimento (anche per mezzo delle più sofisticate apparecchiature), la consapevolezza sulla propria ricerca e sulle modalità con cui quest’ultima viene comunicata e pubblicata sulle riviste scientifiche peer-reviewed.

La propensione alla risoluzione di problemi complessi rappresenta una preziosa competenza trasferibile che può essere, ad esempio, impiegata nei contesti della consulenza e del business.

L’acume commerciale e il public speaking non rappresentano tuttavia le uniche competenze trasferibili: l’abilità di pianificare e completare il proprio progetto di ricerca sfocia nel project management, la tendenza a leggere costantemente i nuovi trend di ricerca può essere impiegata nello studio dei moderni trend impiegati in industria, la capacità di completare i propri studi rientrando nei budget accademici culmina nel resource management (ossia nella gestione delle risorse), la propensione a collaborare con molte persone garantisce un’abilità nella gestione dei conflitti.

E’ per questo motivo che scegliere le persone con un Dottorato di Ricerca per svolgere mansioni particolarmente complicate può rivelarsi una scelta consona per le professioni più ricercate oggi e nel futuro.

Il Dottore di Ricerca, quindi, può utilizzare le competenze e le conoscenze acquisite nel percorso accademico in un contesto lavorativo anche non familiare: dal marketing alla consulenza, passando per l’ambito della Data Science e della modellizzazione di sistemi complessi.

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Maria Balsamo
HR Specialist
Sono una specialista nel campo delle Risorse Umane. Mi sono laureata con lode in “Scienze dell’Educazione degli Adulti e Formazione Continua” presso l’Università degli Studi Roma Tre con una tesi sull’impatto della Tecnologia Blockchain nella Trasformazione Digitale e nell’innovazione aziendale. Durante i miei studi, ho sviluppato un interesse verso la costruzione di strategie per l’incremento delle performance lavorative, della crescita professionale e dell’engagement dei dipendenti.