Intelligenza Artificiale e Contratto Psicologico come l’HR può renderli interdipendenti

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Intelligenza Artificiale e Contratto Psicologico: come l’HR può renderli interdipendenti

di Nicolò Sambugaro

Intelligenza artificiale e contratto psicologico sembrano due nozioni antitetiche tra loro, mentre nel futuro potrebbero diventare sempre più interdipendenti. La prima, insieme all’intelligenza artificiale generativa, si sta sviluppando e integrando nei processi aziendali. Dal punto di vista tecnico, essa può rendere il processo più dinamico, veloce e personalizzato. Si può, invece, considerare il contratto psicologico una prolungazione del contratto legale di lavoro, che può arricchire l’esperienza lavorativa. Dal punto di vista sociale, esso abbraccia quelle prospettive e valori che non sono stabiliti nel contratto di lavoro, ma che sono allo stesso tempo utili e fondamentali nella creazione di un ambiente di lavoro sereno ed energico.

Il Contratto Psicologico

Il contratto psicologico si differenzia dal contratto legale di lavoro. Quest’ultimo disciplina e stabilisce le norme da seguire sul lavoro (pause, ferie, sicurezza), e gli obblighi e doveri in merito ai compiti da eseguire. Questo tipo di contratto si concretizza nel momento in cui due fattori verranno a combaciare: la percezione, da parte del dipendente, che gli impegni e obiettivi presi dall’azienda siano concretamente perseguiti e raggiunti (paghe competitive, sviluppo delle competenze, ambiente stimolante, sicurezza e solidità) e il valore aggiunto che il dipendente può portare all’organizzazione (fedeltà, impegno, integrità, flessibilità, dinamismo, senso di appartenenza).

Coloro che fanno parte del team HR devono arricchire questo accordo informale tra l’organizzazione e il dipendente: per sviluppare quelli che vengono definiti “comportamenti di cittadinanza organizzativa” – ad esempio, mutual mentoring, predisposizione nell’aiutare gli altri, integrazione e interscambio di ruoli, cortesia nelle relazioni, attenzione agli sprechi, proattività – sarebbe utile che i dipendenti fossero aggiornati in merito alla propria prestazione e al viaggio aziendale attraverso feedback costruttivi e informativi, corsi di formazione, chiara assegnazione dei ruoli, questionari, remunerazione adeguata e riconoscimenti.

L’Intelligenza Artificiale

Possiamo definire l’intelligenza artificiale come la capacità di una tecnologia informatica di svolgere una attività solitamente associata all’intelligenza umana. Credo che per gli HR, l’integrazione della stessa nei processi decisionali e organizzativi, sarà un aspetto da tenere sempre più in considerazione. Per esempio, si può utilizzare per l’ottimizzazione di pratiche trasparenti e inclusive (assunzioni al buio), per strumenti di assessment e monitoraggio dell’employee experience, per progetti di co-innovation e job crafting, promuovendo allo stesso tempo l’empowerment e la responsabilizzazione.

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Come potranno essere interdipendenti il contratto psicologico e l’intelligenza artificiale?

L’approccio data-driven dell’intelligenza artificiale può risultare utile nella definizione di pratiche e processi, ma a questo dovrebbe seguire un approccio human-centered che sta alla base del contratto psicologico: l’EVP (Employee Value Proposition) deve essere arricchita da attività in luoghi open space, come attività di social learning (ad esempio, condivisione di informazioni dopo la consultazione della Digital Library aziendale), l’incentivazione di camp estivi aziendali e di una percentuale dell’orario dedicato al volontariato, giornate aperte all’insegna della sostenibilità, l’avvio di percorsi formativi personalizzati attraverso l’identificazione delle necessità in maniera co-partecipata in ottica bottom-up.

I processi che richiedono competenze “hard”, ossia tecniche, e quelli che richiedono competenze “soft”, ossia sociali, sono molto interconnessi. L’obiettivo, quindi, è quello di integrare fasi di socializzazione organizzativa con lo sviluppo di processi tecnici in grado di, da un lato, amplificare e rendere tangibili i valori aziendali e la cultura organizzativa, mentre dall’altro aumentare l’engagement del dipendente attraverso il perseguimento degli impegni e obiettivi discussi prima dell’ingresso al lavoro.

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Nicolò Sambugaro
Dopo aver svolto per diversi anni il ruolo di back-office commerciale, mi sto riqualificando professionalmente. Ho iniziato un master in "Management delle Risorse Umane" in quanto voglio passare dalla customer satisfaction alla employee satisfaction. Sono curioso, sono affascinato da chi trasmette energia, sorriso e positività in quanto qualità coinvolgenti e inclusive.

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One thought on “Intelligenza Artificiale e Contratto Psicologico | Nicolò Sambugaro

  1. Tema sicuramente attuale e delicato.
    Sono dell’idea che la tecnologia possa aiutare molto ma solo a patto che ne vanga fatto un uso proprio; ad esempio, usare la calcolatrice ci fa risparmiare un sacco di tempo e di errori, ma non per questo dobbiamo dimenticare come si fanno i calcoli (farli aiuta a tenere allenata la mente e saper individuare eventuali errori). Oppure il gestionali che registrano automaticamente entrate ed uscite fanno sì, tante volte, che un amministrativo non sappia se un costo va in dare o in avere, proprio perché ormai abituato alla registrazione automatica del sistema.
    Di positivo, le tecnologie possono farci risparmiare tempo da dedicare ad altre cose accrescendo il valore aggiunto.
    Se ne facciamo un uso improprio, il rischio è la robotizzazione dell’uomo con la sua conseguente sostituzione. Sapelli, a tal proposito, diceva “viva i robot, ma con prudente intelligenza”: considero questa frase una buona sintesi su come approcciarsi all’argomento.

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