Rientro al lavoro: perché dopo le ferie prevale la fatica a ripartire?
Dalla fatica a ripartire ai ritmi di lavoro: cosa ci dice il rientro dalle ferie e cosa possono osservare HR e manager.
A cura di RisorseUmane-HR.it
🎯 In questo articolo:
- Cosa emerge dal sondaggio sul rientro al lavoro dopo le ferie.
- Perché la fatica a ripartire non indica necessariamente insoddisfazione lavorativa.
- Cosa può rivelare il rientro sui ritmi, le urgenze e la frammentazione del lavoro.
- Perché il recupero prodotto dalle ferie può convivere con una ripresa impegnativa.
- Cosa possono osservare HR e manager nei primi giorni dopo la pausa.
Il rientro dalle ferie viene spesso associato all’idea di recupero: più energia, maggiore lucidità, una pausa sufficiente a interrompere i ritmi abituali e a tornare al lavoro con una diversa disposizione.
Eppure, quando il rientro si avvicina, la percezione può essere molto diversa. Recuperare energie durante le ferie non significa necessariamente riuscire a riprendere immediatamente i ritmi di lavoro precedenti. Il passaggio dalla pausa alla normale organizzazione delle giornate richiede un riadattamento che può essere percepito come faticoso.
Nel recente sondaggio pubblicato da RisorseUmane-HR.it su LinkedIn è stato chiesto:
“Pensando al rientro al lavoro, qual è la sensazione prevalente?”
A un giorno dalla chiusura della rilevazione, su 264 risposte raccolte, il quadro era piuttosto netto:
- Energia: 14%
- Serenità: 10%
- Stress: 35%
- Fatica a ripartire: 41%
Si tratta naturalmente di una rilevazione informale, priva delle caratteristiche di un’indagine statistica rappresentativa. Il dato, però, offre comunque uno spunto interessante: la sensazione più frequentemente associata al ritorno al lavoro non è lo stress, ma la fatica a ripartire.
Perché il rientro al lavoro dopo le ferie può essere faticoso?
Il rientro può risultare faticoso perché durante le ferie cambiano ritmi, orari, priorità e rapporto con il proprio tempo. Tornare a sveglie, spostamenti, riunioni, messaggi, scadenze e attività sospese richiede un nuovo adattamento. Anche quando la pausa ha effettivamente consentito di recuperare energie, la ripresa dei ritmi professionali può quindi richiedere qualche giorno.
Durante le ferie si riducono molte delle scadenze e delle interruzioni tipiche del lavoro e, almeno temporaneamente, aumenta la possibilità di decidere autonomamente come organizzare le proprie giornate.
Il rientro comporta il passaggio a un tempo nuovamente scandito da impegni professionali. Attività rimaste sospese, nuove priorità e richieste che si accumulano possono tornare a occupare rapidamente l’agenda con una velocità molto diversa rispetto a quella sperimentata durante una pausa.
È comprensibile che questo passaggio richieda qualche giorno.
La fatica del rientro indica insoddisfazione lavorativa?
No, non necessariamente. Dichiarare di fare fatica a ripartire non equivale a essere insoddisfatti del proprio lavoro e non dimostra automaticamente la presenza di un problema organizzativo. Il sondaggio non consente di stabilire queste relazioni. La sensazione può dipendere semplicemente dal passaggio tra ritmi, livelli di autonomia e modalità di gestione del tempo molto differenti.
È quindi importante non attribuire al risultato significati che la rilevazione non può dimostrare.
Allo stesso tempo, la fatica del rientro può offrire un’occasione per osservare il lavoro da una prospettiva temporaneamente diversa.
Cosa può rivelare il rientro sui nostri ritmi di lavoro?
Dopo una pausa sufficientemente lunga possono diventare più visibili alcune caratteristiche del lavoro quotidiano che, durante l’anno, tendiamo a considerare normali. Il rientro può rendere più percepibili la quantità di interruzioni, la pressione delle urgenze, la densità delle riunioni e la difficoltà di proteggere periodi sufficientemente lunghi di concentrazione.
Quando si è immersi quotidianamente in determinati ritmi, molte abitudini finiscono infatti per diventare parte dello sfondo. Dopo una pausa, la distanza può riportare in primo piano alcuni elementi:
- il numero delle riunioni;
- la quantità di interruzioni;
- la pressione delle urgenze;
- la frammentazione delle attività;
- la possibilità di disporre di tempi sufficientemente lunghi per concentrarsi.
Non significa che questi elementi siano necessariamente eccessivi o disfunzionali. Il rientro può però rappresentare un momento utile per chiedersi quanto siano realmente necessari e quanto, invece, siano diventati semplicemente parte della routine.
In questo senso, la fatica di ripartire può essere letta non soltanto come una reazione individuale alla fine delle ferie, ma anche come un piccolo indicatore del rapporto che ciascuno ha costruito con i propri ritmi di lavoro.
Quanto dura davvero il beneficio delle ferie?
Il punto non è mettere in discussione l’utilità delle ferie, ma osservare cosa accade alle risorse recuperate una volta tornati al lavoro. Se pressione, frammentazione e sovraccarico ritornano immediatamente ai livelli precedenti alla pausa, il beneficio percepito può ridursi rapidamente. Recupero durante le ferie e fatica nella ripresa possono quindi convivere senza essere in contraddizione.
Il tema non è nuovo. Già in una precedente rilevazione di RisorseUmane-HR.it era emersa una distanza significativa tra le aspettative formulate prima delle ferie e le sensazioni registrate al momento del rientro.
Prima della pausa estiva molti lavoratori immaginavano che il periodo di riposo avrebbe prodotto un aumento dell’energia e della produttività. Una successiva rilevazione aveva però mostrato una presenza significativa di stress e difficoltà nella ripresa. Il tema è stato approfondito nell’articolo Produttività e benessere: l’effetto delle vacanze estive.
Il nuovo sondaggio sembra andare nella stessa direzione.
La pausa può quindi produrre effettivamente recupero, senza che questo renda necessariamente immediato il ritorno ai ritmi precedenti. Si può aver recuperato energie e, allo stesso tempo, percepire come impegnativo il passaggio da giornate relativamente libere a un’agenda nuovamente scandita da impegni professionali.
Come possono HR e manager accompagnare la ripartenza senza accelerare?
Il rientro può offrire a manager e funzioni HR un punto di osservazione sui ritmi con cui le persone tornano dentro il lavoro. Non richiede necessariamente programmi specifici dedicati al post-ferie: può essere più utile osservare quantità di urgenze, densità delle riunioni, progressività della ripresa e autonomia nella gestione delle priorità.
- Osservare le urgenze: distinguere ciò che richiede realmente attenzione immediata da ciò che ha semplicemente atteso durante la pausa.
- Valutare la densità delle riunioni: verificare quanto rapidamente l’agenda torni a riempirsi di incontri e interruzioni.
- Consentire un recupero progressivo delle attività: evitare che tutto ciò che è rimasto sospeso venga percepito contemporaneamente come prioritario.
- Preservare autonomia sulle priorità: lasciare, dove possibile, margini per riorganizzare il lavoro e rimettere ordine nelle attività.
Nelle organizzazioni il mese di settembre viene spesso vissuto come un nuovo inizio. Ripartono progetti, riunioni, iniziative e obiettivi rimasti sospesi durante l’estate.
Il rischio è che questa ripartenza coincida automaticamente con un’accelerazione.
Forse, invece, i primi giorni dopo una pausa possono essere utilizzati anche per rimettere ordine, ridefinire le priorità e distinguere ciò che è realmente urgente da ciò che ha semplicemente atteso qualche settimana.
La fatica del rientro può essere del tutto fisiologica. Ma può anche ricordarci quanto velocemente siamo abituati a tornare dentro ritmi che, durante l’anno, raramente abbiamo occasione di osservare dall’esterno.
Ed è forse proprio questa distanza temporanea dal lavoro a rendere il rientro un momento interessante: non soltanto perché segna la fine delle ferie, ma perché permette, almeno per qualche giorno, di accorgersi nuovamente di come lavoriamo.
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Libri consigliati
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- La sfida delle risorse umane. Come gestire, motivare e valorizzare la Persona nelle organizzazioni, di Serena Gianfaldoni e Marco Giannini.
Glossario
Riadattamento: passaggio necessario per tornare dai ritmi della pausa a quelli scanditi dalle attività professionali.
Frammentazione delle attività: suddivisione del lavoro in molti compiti e interruzioni che riducono la continuità della concentrazione.
Gestione delle priorità: capacità di distinguere le attività realmente urgenti e importanti da quelle che possono essere organizzate diversamente.
Autonomia: margine disponibile per organizzare tempi, attività e priorità del proprio lavoro.
Sovraccarico: accumulo di attività, richieste e impegni che può rendere più difficile una ripresa progressiva.
Stress: una delle sensazioni indicate dai partecipanti al sondaggio sul rientro al lavoro, distinta dalla fatica a ripartire.
Recupero: ricostituzione delle energie fisiche e cognitive favorita dall’interruzione temporanea dei normali ritmi lavorativi.







